Ocse: oltre il 60% della ricchezza in mano a 20% popolazione

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Secondo il rapporto dell'organizzazione parigina sulle diseguaglianze in Italia l'1% più ricco detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta. Tasso di povertà al 26,6% per le famiglie dei lavoratori atipici. La crisi penalizza giovani e giovanissimi

L'1% più ricco della popolazione italiana detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta (definita come la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività), praticamente il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9%. Lo riferisce il rapporto Ocse sulle diseguaglianze.

60% della ricchezza in mano al 20% più ricco - La ricchezza nazionale netta, dice ancora l'organizzazione parigina, in Italia è distribuita in modo molto disomogeneo, con una concentrazione particolarmente marcata verso l'alto. Il 20% più ricco (primo quintile) detiene infatti il 61,6% della ricchezza, e il 20% appena al di sotto (secondo quintile) il 20,9%. Il restante 60% si deve accontentare del 17,4% della ricchezza nazionale, con appena lo 0,4% per il 20% più povero.

Povertà al 26% tra lavoratori atipici - Secondo il rapporto, inoltre, il tasso di povertà tra le famiglie italiane di lavoratori "non-standard" (autonomi, precari, part time) è al 26,6%, contro il 5,4% per quelle di lavoratori stabili e il 38,6% per quelle di disoccupati. In particolare, mostrano i dati dell'organizzazione parigina, se si fissa a 100 il guadagno medio dei lavoratori con posto fisso, quello degli atipici si ferma a 57, con grosse disparità tra le varie categorie (72 per un lavoratore autonomo, 55 per un lavoratore con contratto a termine full time, 33 per un lavoratore con un contratto a termine part time).
A questo si aggiunge la sempre maggiore difficoltà a passare da un'occupazione precaria a una fissa: sempre secondo i dati Ocse, tra le persone che nel 2008 avevano un lavoro a tempo determinato, cinque anni dopo solo il 26% era riuscito ad ottenere un posto a tempo indeterminato. 

La povertà aumenta tra i giovani - E "la povertà è aumentata in modo marcato durante la crisi", in particolare per giovani e giovanissimi. L'aumento del cosiddetto tasso di povertà ancorata (che fissa la soglia rispetto all'anno precedente) è stato di 3 punti tra il 2007 e il 2011, il quinto più elevato. La fascia con il maggior tasso di povertà sono gli under 18, con il 17%, quattro punti percentuali in più della media Ocse, seguita dalla fascia 18-25, con il 14,7%, 0,9 punti sopra la media.

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