Enel, Tesoro vende il 5,7% e spera di incassare 2,2 miliardi

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Il ministero dell'Economia ha deciso di passare dal 31,2% al 27,5% nel capitale della società elettrica. Si tratta della quinta privatizzazione dal 1999, operazione che fino ad oggi hanno portato oltre 30 miliardi nelle casse dello Stato

Il Tesoro scende ancora nel capitale dell'Enel. Il ministero dell'Economia ha avviato il collocamento accelerato di una quota del 5,74%, per una cifra che dovrebbe aggirarsi sui 2,2 miliardi di euro, portando la propria partecipazione, a operazione conclusa, dal 31,2 al 25,5%.

Periodo sotto tono per il titolo Enel
- L'annuncio di un'ulteriore privatizzazione del gruppo, la quinta, era nell'aria da tempo, ma via XX Settembre si era sempre limitata a commentare le ricorrenti indiscrezioni precisando che la cessione sarebbe avvenuta in un momento di condizioni favorevoli dei mercati. Questo momento, evidentemente, è arrivato, con il titolo Enel che oggi, mercoledì 25 febbraio, ha chiuso a 4,04 euro (-0,34%), dopo un mese di gennaio abbastanza sotto tono, in cui è scesa intorno ai 3,5 euro. La raccolta ordini (in gergo 'Accelerated Book Building) avviata oggi per 540 milioni di azioni da riservare a 'investitori qualificati in Italia' e investitori istituzionali esteri, secondo fonti di mercato avrebbe una guidance di prezzo di 4 euro e, per chi acquista, un lock-up, vale a dire il divieto di cessione delle azioni, di almeno 6 mesi. La chiusura dell'operazione potrebbe arrivare già in nottata, con una comunicazione ufficiale domani mattina, in cui verrà annunciato anche il prezzo definitivo.

Dal 1999 lo Stato ha incassato oltre 30 miliardi da dismissioni di Enel - Con questa dismissione aumenta ancora il bottino messo insieme dal Tesoro con le cinque tranche di privatizzazione del gruppo elettrico. Si cominciò nel novembre del 1999, durante la grande stagione delle privatizzazioni, con lo sbarco in Borsa attraverso il collocamento di una quota del 32% che frutto' alle casse dello Stato 34,8 miliardi delle vecchie lire, vale a dire circa 17 miliardi di euro. Quattro anni dopo, a novembre del 2003, Enel tornò sul mercato con una seconda tranche, più piccola, pari al 6,6%, con un introito di 2,1 miliardi. Di neanche dodici mesi dopo (ottobre 2004) è la terza tranche, con cui finì sul mercato il 19% circa della Spa elettrica, per un valore pari a 7,5 miliardi di euro. A luglio 2005, infine, l'ultima cessione: per il 9,4% del capitale il Tesoro portò a casa 4,1 miliardi. A conti fatti, se verranno confermati i 2,2 miliardi del collocamento partito oggi, mercoledì 25 febbraio, sono quasi 33 i miliardi, relativi alle sole operazioni di cessioni (escludendo quindi dividendi e imposte), che lo Stato ha incassato dall'Enel dal 1999 a oggi.

Presentazione del piano industriale il 19 marzo - La società, che tradizionalmente non commenta vicende che riguardano il proprio azionista, ufficializza invece lo stop momentaneo alla cessione degli asset in Romania, mentre procede con la vendita in Slovacchia. Il mercato ne saprà di più in occasione della presentazione del piano industriale, fissata per il 19 marzo, quando verrà anche comunicato il risultato 2014. Buone notizie, su questo fronte, arrivano da Endesa, che chiude il 2014 con un utile in crescita del 77%.

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