S&P taglia rating Italia. Palazzo Chigi: non è bocciatura

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La reazione del governo dopo il declassamento da BBB a BBB-, a un passo dal livello “spazzatura”. I dubbi dell'agenzia americana: "Crescita debole, aumento del debito, bassa competitività". Scetticismo sul Jobs Act: "Decreti potrebbero essere ammorbiditi"

“Non è una bocciatura”. Questo il commento che filtra, più o meno velato, dalle stanze di Palazzo Chigi dopo lo schiaffo di Standard & Poor’s, che ha deciso di tagliare il rating dell’Italia portandolo da BBB a BBB-, cioè quasi al livello "spazzatura". L'outlook sulle prospettive economiche è invece "stabile".
Ma resta un colpo duro per l’Italia e per il governo, in un momento di massimo sforzo sul fronte delle riforme.

La notizia sui giornali in edicola (rassegna stampa):



S&P: "Crescita bassa e debito enorme" - Standard & Poor's spiega come a pesare sulla sua decisione sia stato un mix di preoccupazioni tra una crescita molto basa e un debito pubblico ancora enorme. "Secondo i nostri criteri - scrivono gli analisti dell'agenzia - un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e da una bassa competitività non è compatibile con un rating BBB".

Riconosciuti sforzi del governo - Certo, lo sforzo sul fronte delle riforme viene riconosciuto: "Prendiamo atto che il premier Renzi ha fatto passi avanti col Jobs Act", si spiega nel rapporto di S&P, in cui però si esprime un certo scetticismo: "Non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine". E i "decreti attuativi" della riforma - si aggiunge - potrebbero "essere ammorbiditi", e ciò "potrebbe accadere alla luce di una opposizione crescente".

I commenti del portavoce di Renzi - Nessun commento ufficiale per ora dal governo e dal premier Renzi. Ma il suo portavoce, Filippo Sensi, su Twitter ha postato alcune frasi del report di Standard & Poor’s con l’hashtag #oltreititoli.

Critiche da Fi e anche dal Pd - Non mancano però critiche al governo dopo la decisione di Standard & Poor's. E arrivano sia da destra, come nel caso del capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, sia dall'interno del Partito Democratico, come nel caso di Francesco Boccia:

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