E-commerce, in Italia è boom di acquisti via mobile

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Osservatorio Politecnico di Milano e Netcomm: italiani sempre più simili agli stranieri, raddoppiano spese su smartphone. A questi ritmi di crescita e con le potenzialità del made in Italy, il commercio elettronico sembra promettere bene. L'INFOGRAFICA

Se un ragazzo in metro è piegato sul suo smartphone, forse non sta postando una foto su un social network. Forse sta comprando una felpa o prenotando una vacanza last-minute. Non sarebbe poi così strano, visto che in Italia le vendite via smartphone sono raddoppiate rispetto al 2013 e, insieme a quelle via tablet, oggi pesano il 20% sul totale e-commerce. Le stime arrivano dall'Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano e del consorzio del commercio elettronico italiano Netcomm, secondo cui in un anno gli acquisti dai siti nostrani sono aumentati del 17%, raggiungendo quota 13,3 miliardi di euro. Si tratta di un trend praticamente costante dal 2006, quando i miliardi generati erano "solo" 4,1. Un trend che avvicina l'Italia a quanto già da tempo succede in altri Paesi, con in testa Stati Uniti, Cina e Gran Bretagna.

Che cosa si compra - Tra i settori che hanno registrato gli aumenti più alti ci sono Editoria (+34%), Informatica (+31%) e Abbigliamento (+25%). In più, comincia a pesare il contributo di altri comparti poco significativi in passato: dal Cibo, che nel 2014 vale oltre 200 milioni di euro (+30%), all'Arredamento (+100%) e alla Cosmetica (+25%).

I protagonisti dell'e-commerce - Il commercio elettronico coinvolge soprattutto startup, se è vero che tra le 1.000 finanziate da investitori istituzionali analizzate a livello internazionale, 54 sono italiane. "L’e-commerce nel nostro Paese - ha detto Alessandro Perego, responsabile scientifico dell'Osservatorio - è sempre più appannaggio delle Dot Com, prevalentemente straniere (come ad esempio Amazon, Booking.com, eBay, Expedia, Privalia, vente-privee.com), ma anche italiane (ad esempio Banzai e YOOX Group), che complessivamente pesano per il 54% delle vendite (oltre il 70% se consideriamo solo i comparti di prodotto). Questa percentuale, non negativa di per sé, mette però in luce le debolezze degli operatori tradizionali, che ancora stentano a interpretare l’online come un reale canale alternativo".

Su che cosa puntare - I canali tradizionali dovrebbero quindi aprirsi alle vendite online. Anche perché il nuovo consumatore-tipo individuato dallo studio è il "Superconsumatore", che non solo acquista sul Web, ma lo utilizza per decidere che cosa comprare nei negozi "reali". L’online influenza così circa un acquisto tradizionale ogni quattro e quasi uno su tre nel Turismo. Un'altra potenzialità non del tutto espressa dal commercio elettronico nostrano sono le esportazioni. Sebbene cresciute a ritmi sostenuti (+24%), sono poco sviluppate in mercati come Cina e Sudamerica e quasi assenti in settori che pure promettono bene, per esempio Cibo e Design.

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