La Bce delude i mercati per la mancata svolta in stile Fed

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Il tonfo dei mercati legato al pessimismo per l’economia reale (“permangono rischi al ribasso”, ribadisce Draghi) e alla mancanza di dettagli nel programma di acquisto titoli: molti si aspettavano indicazioni più chiare, come accade in Usa e Giappone

di Vittorio Eboli

Quando le aspettative sono tutto. Anche più delle decisioni stesse. Nelle ultime settimane, economisti e operatori di borsa avevano scommesso su una accelerazione da parte della Bce nel suo lento processo di “americanizzazione”, ossia una politica più incisiva e più diretta da parte dell’istituto centrale, anche mediante l’uso di quegli “strumenti non convenzionali” guardati con sospetto dalla Germania. Attese corroborate da alcune dichiarazioni dei vertici di Francoforte, che sono andate in gran parte deluse. Da qui, la seduta nerissima sui mercati.

Giù le borse -
Il tonfo delle borse europee è pesante: Piazza Affari perde il 3,9%, la peggiore di un'Europa tutta in forte calo. Alla base di questa debacle, due fattori. Dal lato dell'economia reale, Draghi ha mostrato pessimismo sulle prospettive economiche della zona euro, ripetendo la formula del "permangono pesanti rischi al ribasso".

Le attese del mercato - Ma il vero elemento negativo è arrivato dal lato finanziario: Draghi non ha fornito dettagli sull'ammontare degli acquisti di titoli (covered bond e Abs), parlando di un obiettivo complessivo di mille miliardi in due anni (target peraltro difficilmente raggiungibile, secondo molti osservatori, visti anche gli scarsi risultati dell’asta di prestiti alle banche del 18 settembre). Il mercato si aspettava invece un programma molto più dettagliato, per avere un punto di riferimento chiaro, così come fa di solito la Federal Reserve americana o la Bank of Japan, che esplicitano mese per mese la quantità di asset da acquistare.

I dubbi sulla tempistica - “Dire in modo chiaro al mercato ‘Questo mese comprerò X miliardi di questa tipologia di titoli e Y di quest’altra’, è cosa molto diversa dall’indicare un generico e non sicuramente raggiungibile target da mille miliardi - commenta Vincenzo Longo di IG - perché gli operatori hanno bisogno di avere punti di riferimento chiari e ben precisi: in questo modo, la Bce si tiene aperta la possibilità di decidere arbitrariamente l’ammontare della liquidità da immettere sulla base dell’evoluzione del mercato”. E così facendo aumenta l’incertezza, nemica storica delle borse.
Perplessità anche sulla tempistica. “L’unica certezza è che il programma durerà due anni – annota Gregorio De Felice, capoeconomista di Intesa Sanpaolo – un po’ poco forse per gli investitori che si attendevano di più, specie dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi di autorevoli esponenti della Bce”. Quando le aspettative sono tutto.

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