Facebook guarda a Snapchat e sperimenta i post a termine

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Aggiornamenti di stato che, dopo un certo periodo, si autodistruggono. La funzione è in fase di test. Resta da vedere, se il social network  la renderà poi disponibile a tutti gli utenti

di Raffaele Mastrolonardo

“Se non puoi batterli unisciti a loro”, dice un noto proverbio anglosassone. Così noto che anche Facebook sembra avere deciso di seguirlo,con una leggera variazione: se non puoi acquisirli, copiali. Nei giorni scorsi infatti si è scoperto che il social network sta sperimentando i post che si autodistruggono dopo un certo periodo di tempo. Ovvero proprio la caratteristica che ha reso celebre Snapchat, l'applicazione di messaggistica che Mark Zuckerberg in passato ha tentato invano di acquistare. Ora, dopo avere lanciato senza troppo successo app analoghe, Facebook medita di aprire alla possibilità che gli stessi aggiornamenti di stato sulla sua piattaforma possano avere una scadenza decisa dall'utente.

L'esperimento – Che il social network stia prendendo sul serio l'eventualità lo hanno rivelato anche alcuni utenti che si sono ritrovati tra le mani l'opzione che permette di impostare la data di morte di un post e lo hanno subito rivelato su Twitter. Chi pubblica, sembrerebbe aver la possibilità di scegliere quanto far vivere il contenuto: da 1 ora a 7 giorni.


La conferma che l'esperimento è in corso è arrivata dalla stessa Facebook che nel Centro di assistenza ha pubblicato la pagina“Come faccio a pubblicare qualcosa e impostare una data di scadenza?”. L'opzione, a cui si accede cliccando su un'icona- cronometro, è disponibile solo in alcuni paesi. Come in altri casi, non è detto che la sperimentazione si allarghi necessariamente a tutta la popolazione che abita la piattaforma. Prima, infatti, Facebook valuterà la reazione degli utenti interessati e dopo deciderà sul da farsi.

Soluzione cercasi – Indipendentemente da quali saranno le decisioni finali dell'azienda, la notizia conferma quanto seriamente Facebook prende in considerazione la rinnovata preoccupazione di molti utenti nei confronti della privacy. Soprattutto dopo il cosiddetto datagate innescato dalle rivelazioni di Edard Snowden. Snapchat è il soggetto più conosciuto di una crescente schiera di servizi che provano attraverso varie soluzioni a garantire maggiormente la riservatezza degli utenti o il loro anonimato. Di fronte a questa evoluzione, Facebook ha reagito in vari modi.
Da una parte, anche sotto la spinta delle authority nazionali, ha precisato e reso più semplici e intuitive le proprie norme sulla privacy.
Dall'altra, nella speranza di cavalcare l'onda della messaggistica a scadenza, ha provato, a quanto pare in due occasioni distinte (nel 2012 e nel 2013), ad acquisire Snapchat mettendo sul piatto 3 miliardi di dollari. Ricevuto il rifiuto, ha lanciato delle app che incorporavano funzionalità analoghe. Prima Poke, chiusa nel maggio di quest'anno, e poi Slingshot. Anche quest'ultima però non sembra avere guadagnato la diffusione sperata. Intanto, anche Instagram, che come noto Facebook ha acquisito, ha varato Bolt, un'app in cui i contenuti scambiati sono a tempo determinato.

Dubbi - Resta da vedere, come è stato notato, quanto una simile caratteristica si sposi con i meccanismi di funzionamento di Facebook. Riesce difficile pensare che qualcuno voglia condividere con tutti i propri amici (o rendere pubblico tout court) qualcosa che vorrebbe veder cancellato dopo poco tempo.  Più probabile che, qualora l'esperimento diventi realtà, una simile possibilità sia sfruttata insieme all'opzione di condividere i post solo con determinate persone selezionate. Una pratica che, però, non si sa quanto sia diffusa tra la comunità degli utilizzatori del social network.

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