Austerità, telefonata tra Angela Merkel e Draghi

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La cancelliera, secondo Der Spiegel, avrebbe chiesto conto delle dichiarazioni fatte a Jackson Hole, quando il governatore Bce ha aperto alla flessibilità per spingere la crescita. Il portavoce della Cancelliera: "E' stato il governatore a chiamare"

Il sipario è appena calato sul vertice che ha deciso i “top job” Ue e ha espresso la sua preoccupazione per le condizioni di salute dell'economia europea e subito si riaccende lo scontro sulla flessibilità e le strategie per rilanciare la crescita. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, secondo quanto rivelato dal settimanale tedesco Der Spiegel, avrebbero infatti avuto una conversazione telefonica nei giorni scorsi con il presidente della Bce, Mario Draghi, per sapere se ha cambiato idea sull'austerità. Il contenuto della telefonata è stato smentito dalla parti, ma non il fatto che ci sia stata. Ma a differenza di quanto sostenuto da Der Spiegel, secondo cui era stata la Cancelliera a chiamare il governatore della Bce per chiedere spiegazioni, il portavoce della Merkel ha spiegato che la chiamata c'è stata ma è partita dall'Eurotower.

Chiesti chiarimenti su Jackson Hole - Secondo quanto scritto da Der Spiegel Merkel avrebbe chiesto conto a Draghi delle dichiarazioni fatte a Jackson Hole, dove il governatore disse che le politiche europee devono utilizzare la flessibilità disponibile all'interno delle regole per spingere la crescita e sostenere i maggiori costi determinati dalle riforme necessarie. Una posizione ripresa anche dal presidente francese Francois Hollande e sostenuta pure dall'Italia di Matteo Renzi.

Portavoce non confermano contenuti telefonata - Nei giorni scorsi era stato lo stesso Schaeuble a precisare che le parole di Draghi erano state "mal interpretate". Anche la Bce ha bollato come "inesatte" le ricostruzioni "sul fatto che Merkel abbia chiamato Draghi per contestate le frasi dette a Jackson Hole", senza tuttavia fornire dettagli sul colloquio: "Il contenuto della conversazione – ha detto il portavoce - non lo commentiamo e non lo riveliamo".

Flessibilità in cambio di riforme - Sulla flessibilità è in atto una partita che, pur coinvolgendo la Bce, si sta giocando politicamente soprattutto tra Berlino, Bruxelles, Parigi e Roma. Le poche notizie che filtrano dai palazzi Ue confermano che venerdì c'è stato un incontro tra il presidente uscente e quello entrante della Commissione, Josè Manuel Barroso e Jean Claude Juncker, e il commissario per gli Affari economici Jyrki Kataynen per discutere di alcune ipotesi di lavoro. Sul tavolo ci sarebbe l'idea di ridurre, a determinate condizioni, dallo 0,50 allo 0,25% del Pil la necessaria correzione annuale dei deficit strutturali. E di concedere uno o due anni di grazia sulla strada dell'azzeramento del deficit a chi si impegna per realizzare le indispensabili riforme strutturali. Ipotesi che si inquadrano nell'idea di flessibilità in cambio di riforme già messa sul tavolo nei mesi scorsi e rimandata al vertice Ue in programma per fine ottobre, di cui pare si sia discusso a lungo anche nel corso del summit dedicato alle nomine. E che, secondo le conclusioni del Consiglio Europeo, sarà preceduto da un summit informale su crescita e occupazione (in Italia) e una riunione dei leader dell'Eurozona.

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