Le previsioni degli accademici: social network in declino

Mark Zuckerberg (Getty Images)
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Secondo uno studio tedesco Facebook avrebbe già raggiunto il picco di interesse e d'ora in poi lo aspetterebbe una discesa. Anche Twitter, YouTube e altri rivali dovrebbero subire la stessa sorte. Mentre per Amazon si prospetta un futuro roseo

di Raffaele Mastrolonardo

Un grande futuro dietro le spalle. Dirlo di Facebook sarebbe forse esagerato visto che a marzo gli utenti attivi erano ancora in crescita e hanno sorpassato gli 800 milioni. E tuttavia, se dobbiamo dare retta ad un recente studio accademico tedesco, la grande avanzata del social network potrebbe presto rallentare, se non addirittura fermarsi. Secondo i ricercatori teutonici, infatti, l'attenzione globale verso il servizio di Mark Zuckerberg ha già raggiunto l'apice e di qui al 2017 il livello di interesse degli utenti è destinato a calare del 50% rispetto ad oggi. Tutta colpa, affermano Christian Bauckhage e Kristian Kersting, dei cicli della curiosità verso i social media che mostrano una sorprendente uniformità in tutti i Paesi e che tendono ad essere piuttosto brevi: mediamente, dopo un periodo compreso tra i 4 e i 6 anni, l'indifferenza comincia a fare capolino. E non è solo Facebook. Anche Twitter e YouTube sono proiettati, dicono i ricercatori, verso una sorte analoga. Solo Amazon, tra i colossi presi in esame, sembra poter contare su una solida crescita anche negli anni a venire.

Ricerche rivelatrici – Probabile comunque che Mark Zuckerberg e Jeff Bezos aspettino un po' prima di strapparsi i capelli o stappare lo champagne. Lo studio, intitolato “Strong Regularities in Growth and Decline of Popularity of Social Media Services”, non effettua previsioni sugli utenti che utilizzano i servizi in questione ma su coloro che su di essi effettuano ricerche su Google. Quello che misura cioè è l'attenzione online espressa attraverso la richiesta di informazioni sul motore di Mountain View. Per farlo gli autori hanno raccolto i dati di Google Trends, la funzionalità che permette di monitorare l'andamento delle ricerche online, su 175 social media in 45 Paesi differenti analizzando la loro evoluzione nel tempo. Quello che hanno scoperto è che le tendenze delle ricerche web sono coerenti con alcuni modelli statistici chiamati “di diffusione” usati spesso in economia per indicare i comportamenti di acquisto o l'adozione di servizi. Sulla base di questi modelli, hanno poi effettuato delle previsioni. Il risultato, come accennato, dice che per Facebook potrebbe essere iniziata la fase del declino, almeno per quanto riguarda uno dei modelli impiegati, quello chiamato “Shifted Gompertz” che, nel complesso, è risultato il più aderente ai dati raccolti. La conclusione, dicono gli autori, può sembrare “improbabile” ma è coerente con i cicli di ascesa e discesa mostrati dai social media e rivelati dalla ricerca, cicli che anche “Facebook sembra seguire”.

Mal comune… - Anche i rivali di Zuckerberg, tuttavia, non stanno benissimo quanto a prospettive future. Nella maggior parte dei Paesi considerati dallo studio, per esempio, Twitter pare avere già raggiunto l'apice dell'interesse anche se in alcune nazioni come Francia, Malesia e Turchia sembra avere margini di crescita. Per due dei tre modelli di previsione impiegati dagli autori, l'attenzione per Twitter è destinata comunque a calare significativamente nei prossimi 4 anni. Stessa sorte per YouTube. Mentre per Amazon l'avvenire volge al roseo. L'interesse online per il sito di e-commerce dovrebbe continuare a crescere stabilmente almeno fino al 2018 arrivando anche al 140% rispetto ad oggi. I grandi colossi del web devono cominciare a preoccuparsi? Probabilmente non ancora. E a gettare un po' di acqua sul fuoco sono gli stessi autori dell'articolo. Secondo loro, il vero contributo dello studio non è nei modelli predittivi ma nella scoperta del fatto che la stragrande maggioranza dei social media segue le medesime traiettorie di ascesa e declino indipendentemente dalla regione o dal retroterra culturale degli utenti. Per Bauckhage e Kersting in media, un servizio raggiunge un buon livello di adozione tra i 400 e i 600 giorni dopo il lancio e poi comincia a calare in un periodo compreso tra il quarto e il sesto anno.

Allarmi passati – Non è la prima volta che uno studio accademico profetizza il declino di Facebook. Lo scorso gennaio in un altro articolo 2 ricercatori della Princeton University ci andarono giù molto più pesante dei colleghi tedeschi. Usando anch'essi i dati delle ricerche su Google, arrivarono a prevedere che il social network avrebbe perso addirittura l'80 % dei suoi utenti entro il 2017. L'affermazione stimolò un'ironica risposta della stessa Facebook. In un post Mike Develin, uno dei data scientist della l'azienda di Zuckerberg, usò lo stesso metodo per “dimostrare” che entro il 2018 Princeton avrebbe dimezzato i suoi iscritti e entro il 2021 non avrebbe avuto più neanche uno studente. Secondo gli scienziati di Facebbok, con il medesimo approccio, si potrebbe prevedere addirittura la scomparsa dell'aria entro il 2060: le ricerche su Google su questo argomento stanno infatti declinando. Comunque, non tutti i ricercatori ce l'hanno con il social network. In uno studio realizzato da Bruno Ribeiro della Carnegie Mellon University si prevede che l'utenza del “libro della facce” resti stabile nei prossimi anni. Per raggiungere le sue conclusioni Ribeiro ha utilizzato i dati di Alexa, un servizio che fornisce statistiche sull'accesso e l'uso dei siti web, impiegando dei modelli di previsioni usati per lo studio della diffusione delle epidemie. Per vedere chi ha ragione non resta che aspettare qualche anno.

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