Confcommercio: "11 anni per tornare ai livelli pre-crisi"

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Il presidente Sangalli allontana il momento della ripresa: “Con le elezioni europee il Paese ha espresso desiderio di cambiamento”. “La parola d’ordine è fare le riforme”, è il messaggio lanciato al governo

"Non ci sarà una ripresa salvifica. Ci dobbiamo salvare da soli: facendo le riforme. E tutte le riforme che servono dipendono dalla riforma della spesa pubblica''. Il messaggio di Carlo Sangalli è chiaro. All’assemblea annuale di Confcommercio, il Presidente ha spiegato che ''nonostante i primi apprezzabili sforzi fatti, la spesa pubblica presenta ancora ampi margini di riduzione e di riqualificazione''.
In dettaglio, nota Sangalli, la spesa corrente al netto degli interessi negli ultimi 15 anni è cresciuta di oltre il 150%, 30 punti in più del Pil. Per il presidente di Confcommercio ''ci sono tagli rilevantissimi da effettuare: in parte andranno a risparmio pubblico, in parte devono essere reinvestiti per offrire servizi degni di un paese civile a tanti cittadini che sono praticamente esclusi dalla fruizione dei principali servizi pubblici''.


Più di 11 anni per tornare al livello dei consumi pre crisi - Per quanto riguarda i consumi, dal report emerge che a livello nazionale serviranno più di 11 anni per tornare ai livelli pre-crisi. Nel 2015 al Sud si raggiungeranno 12.160 euro pro capite, un livello addirittura inferiore a quello di 20 anni fa (12.195 euro).

Sangalli: l'Italia non è fuori pericolo. Si allontana la ripresa -
"L'Italia non è fuori pericolo. I nostri dati sui consumi del mese di aprile indicano ancora una riduzione di tre decimi di punto - chiarisce Sangalli - ed è stridente la contraddizione tra fiducia, in risposta agli annunci del governo, e comportamenti effettivi di famiglie e imprese: perché sulla fiducia prevale ancora l'oppressione fiscale".


Combinato Imu-Tasi-Tari letale per imprese -
Sul piano della pressione fiscale il presidente di Confcommercio lancia l'allarme. "Il combinato mal-disposto di Imu, Tasi, Tari potrebbe essere letale per le nostre imprese. Non soltanto c'è il rischio di un incremento di pressione fiscale ma c'è anche un problema di crescente incertezza su quanto, quando e come pagare questi complicatissimi tributi. Semplificazione, dunque".

La sfida del Mezzogiorno: puntare sul turismo – Al Sud l'industria ha fallito. Nel report è messo in evidenza che le politiche di sviluppo attuate non sono state efficaci "considerando il divario di reddito pro capite che ancora separa il Sud dal Nord". Secondo Confcommercio "occorre puntare su altro, cioé su quella vocazione naturale all'export del Mezzogiorno che si chiama turismo". Lo studio mostra che il 44,3% dei turisti stranieri ha come destinazione il Nord-Est e solo il 13,2% sceglie le regioni del Mezzogiorno. "Bisognerebbe potenziare la filiera del settore turistico e dell'accoglienza. Il capitale artistico-culturale, ambientale ed eno-gastronomico del Sud - conclude Confcommercio - é gravemente sottoutilizzato".

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