Bce, tassi al minimo storico. Draghi: pronti ad agire ancora

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La Banca centrale europea ha deciso di abbassare il costo del denaro fino a un livello mai raggiunto prima. Il tasso dei depositi scende invece a -0,1%: è per la prima volta negativo. Il governatore: "Se necessario possibili altri interventi"

Il "bazooka" della Bce, o almeno un arsenale forte, innovativo e storico per la Bce, è arrivato. Dopo mesi di aspettative crescenti, con l'inflazione crollata allo 0,5% che fa temere una spirale deflazionistica in grado di mandare ko l'Eurozona, l'Eurotower lancia un pacchetto di misure senza precedenti, fra cui acquisto dei titoli Abs e tassi negativi. "Contribuiranno a far ritornare l'inflazione a livelli più vicini al 2%", promette Draghi, fermandosi a un passo dal quantitative easing, l'acquisto su larga scala dei titoli finanziari che resta sullo sfondo come "una delle opzioni".

Sui mercati reazioni positive -
Per i mercati è brindisi, anche se l'euro, che la Bce punta a indebolire per fermare la compressione dei prezzi all'import, dopo un deciso calo sulle parole di Draghi è poi tornato sopra 1,36. Il tasso di riferimento della Bce scende a un nuovo record storico dello 0,15%, con il presidente della Bce Mario Draghi che promette: "non finisce qui", che l'allentamento monetario può proseguire anche se i tassi sono ormai al limite estremo, salvo piccoli aggiustamenti tecnici.

Scende il tasso sui depositi -
Ma la vera novità è il taglio del tasso con cui la Bce tradizionalmente remunera le banche che parcheggiano liquidità presso di lei: il tasso sui depositi scende a -0,10% dallo zero attuale, diventando di fatto una tassa che penalizzerà le banche che, per un eccesso di prudenza, preferiscono mettere quei soldi al sicuro piuttosto che prestarli agli istituti bisognosi, vale a dire quelli del Sud Europa.

Il "pacchetto" contro il rischio deflazione -
Il "pacchetto" punta fortemente sul rilancio del credito, indispensabile contro un rischio di deflazione evidenziato dalle nuove stime trimestrali della Bce. L'inflazione dell'Eurozona, prevista finora a 1% per quest'anno, piomba a 0,7%, con una revisione al ribasso da qui al 2016. La crescita è ora attesa a 1% per quest'anno contro l'1,2% indicato tre mesi fa, anche se per il 2015 la Bce vede più rosa (1,5% contro l'1,2% di marzo). Draghi l'ha spiegato più volte: la gelata dei prestiti frena la domanda e mette ulteriore pressione sui prezzi, combinandosi con l'euro forte. Ecco allora che il consiglio Bce, all'unanimità, vara una nuova ondata di maxi-prestiti quadriennali mirati al rilancio del credito a famiglie e soprattutto imprese, con 400 miliardi di euro: molti arriveranno in Italia e Spagna, circa la metà. Si chiama 'Tltro', operazione di rifinanziamento a lungo termine mirata, appunto, perché verrà commisurata ai prestiti che le banche faranno all'economia reale, con la "determinazione della Bce a far sì che i soldi non vengano investiti in titoli di Stato o su settori che rischiano una bolla".

Decisione senza precedenti -
In una decisione forse storica perché senza precedenti nei quindici anni di vita dell'euro, che avvicina la Bce alla Fed americana o alla Bank of England, Draghi annuncia poi che Francoforte sta accelerando per iniziare a comprare gli Abs, titoli che impacchettano prestiti a famiglie e imprese. Obiettivo, liberare i bilanci delle banche cosicché possano concedere nuovo credito. Un' operazione che ha come obiettivo una base di tia'toli di circa 800 miliardi di euro, anche se la cifra della moneta di nuova creazione che finirà sui mercati (e, si spera, sull'economia) sara' ben inferiore. Ma - assicura Draghi - "compreremo solo prodotti semplici, trasparenti e reali, cioè che contengono veri prestiti, non derivati".

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