Istat: Pil in crescita, ma la disoccupazione resta alta

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Secondo le stime dell'Istituto, tra marzo e giugno il Prodotto interno lordo potrebbe aumentare tra lo 0,1 e lo 0,4 per cento. Nell'intero 2014 risulterà debolmente positivo. Il tasso dei senza lavoro si è stabilizzato attorno al 12,7%

La crescita arriva anche in Italia, con il Pil che girerà in positivo a partire dal secondo trimestre. Tra marzo e giugno il Prodotto interno lordo potrebbe, infatti, spingersi fino al +0,4%. A prevederlo è l'Istat nella nota mensile destinata agli analisti, dal titolo esplicito: "Aspettando la ripresa". Per il momento comunque secondo i tecnici dell'Istituto "il ritmo di espansione dell'attività economica si manterrebbe modesto", con una media annua che risulterebbe "debolmente positiva". Nelle ultime stime 'ufficiali' l'Istat ipotizzava un Pil in aumento dello 0,6% nel 2014.

Disoccupazione al 12,7% - Uno degli ostacoli da superare resta il tasso di disoccupazione, che si sarebbe "stabilizzato" tra gennaio e marzo "attorno alla quota, molto elevata, del 12,7%". "Anche per maggio, spiega, Istat, "le aspettative sulle tendenze a breve dell'occupazione sono di nuovo migliorate nella manifattura e, in misura modesta, nelle costruzioni. Un calo ha invece interessato i servizi di mercato e il commercio".

L'Italia torna a crescere - D'altra parte il 2014 parte con la zavorra del primo trimestre, quando l'Italia con un calo, inaspettato, dello 0,1%, ha fatto registrare, osserva lo stesso Istat, "una performance nettamente inferiore a quella dei principali Paesi dell'Unione economica e monetaria". Il secondo trimestre dovrebbe però portare a un "recupero", con il Pil stimato tra il +0,1% e +0,4%. Tuttavia l'anno è lungo: la crescita "è prevista in decelerazione nel terzo trimestre e in lieve rialzo nel quarto". La conclusione vede quindi "la variazione del Pil nella media del 2014 risulterebbe debolmente positiva".

A fare da leva il mercato nazionale - Comunque le previsioni per il secondo trimestre, spiega l'Istat, indicano "una ripresa dei livelli produttivi" e stavolta non sarebbe tanto l'export quanto il mercato nazionale a fare da leva. Alla crescita, stima l'Istituto, contribuirebbero, "positivamente le componenti interne di domanda, mentre l'apporto delle esportazioni nette è stimato essere lievemente negativo". La ripresa per Via Cesare Balbo continuerebbe a essere condizionata dal permanere delle difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese e dalla debolezza del mercato del lavoro. Soprattutto, puntualizza l'Istituto, "la minore vivacità della domanda estera costituisce un ulteriore rischio al ribasso delle previsioni del Pil".

A maggio frena l'inflazione - Intanto, a maggio l'inflazione torna a frenare: con un fiacco 0,5% si rimangia il rialzo di aprile, ma a raffreddarsi è soprattutto il carrello della spesa, che resta praticamente fermo rispetto allo scorso anno. Infatti il tasso che monitora i rincari nei supermercati e in tutti gli altri 'market' si è quasi azzerato (+0,1%). D'altra parte a fare la differenza è l'alimentare, tanto che a maggio per il comparto si potrebbe anche parlare di deflazione. L'Istat, infatti, rileva per cibo e bevande, alcolici esclusi, un calo dello 0,2%, come non avveniva da quattro anni. Fuori dal coro i carburanti, che dopo nove mesi in flessione, rialzano la testa, discorso che vale sia per la benzina (+1,1%) che per il diesel (+1,3%).

Confcommercio e Confesercenti: servono politiche più incisive - Per Confcommercio l'ultimo dato sui prezzi rappresenta un ulteriore segnale della "fase di stallo", una situazione che pero', aggiunge, potrebbe "essere attenuata", anche se "solo in parte, dagli effetti del bonus", a cui secondo l'organizzazione dovrebbero essere affiancate "politiche più incisive per la riduzione del carico fiscale". Sulla stessa linea Confesercenti.

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