Istat: la recessione è finita ma l'Italia stenta a crescere

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Dal rapporto annuale emerge che solo 3 imprese su 10 aumentano occupazione e fatturato. Più di 6 milioni di persone potenzialmente impiegabili sono fuori dal mercato del lavoro. Padoan a Sky TG24: “Crescita e riforme produrranno più posti di lavoro

La recessione è finita, ma l’Italia stenta a uscire dalla stagnazione. Il Rapporto Istat 2014, presentato mercoledì 28 maggio dal presidente Antonio Golini, mostra la fotografia di un Paese che ancora non riesce a ripartire e appare sempre più frammentato.
Le regioni del Mezzogiorno aumentano la loro distanza: solo il 30% delle imprese negli ultimi due anni ha migliorato occupazione e fatturato.

Cresce l'emigrazione, frena l'immigrazione - Secondo l’Istituto di statistica, nel 2012 hanno lasciato il paese oltre 26mila giovani tra i 15 e i 34 anni, 10mila in più rispetto al 2008. Guardando all’ultimo quinquennio, complessivamente a lasciare l’Italia in cerca di opportunità di lavoro sono stati 94mila. In generale nel 2012 gli emigrati sono stati 68mila, il 36% in più del 2011, "il numero più alto in 10 anni".
La crisi frena anche gli immigrati. Nel 2012 gli ingressi sono stati 321mila, con un calo del 27,7% rispetto al 2007. Aumenta invece il numero di stranieri che se ne vanno (+17,9%).

Tre milioni di famiglie dove nessuno lavora – La fotografia mostra un Paese dove le famiglie sono sempre più in difficoltà. Nel 2013 sono 2 milioni quelle con almeno un 15-64enne, senza occupati e pensionati da lavoro, a cui si aggiunge un'altra area di disagio fatta da famiglie composte da più persone ma rette solo da una pensione da lavoro. Sommando i gruppi emergono 3 milioni di famiglie dove nessuno lavora, mentre ci sono 6,3 milioni di persone senza posto di lavoro.

Nascite al minimo storico -
Nuovo record negativo per le nascite. Nel 2013 si stima che saranno iscritti all'anagrafe poco meno di 515mila bambini, 12mila in meno "rispetto al minimo storico registrato nel 1995". In cinque anni sono arrivate in Italia 64mila 'cicogne' in meno. L'Italia si conferma uno dei Paesi più vecchi al mondo. Con 151,4 persone over-65 ogni 100 giovani con meno di 15 anni, presenta uno degli indici di vecchiaia più alti al mondo.

Manovre per 180 miliardi ma con effetti limitati - Per quanto riguarda i conti pubblici, i governi italiani hanno messo in atto 182 miliardi di manovre fiscali in 3 anni, ma "gli effetti del miglioramento sono stati limitati dal cattivo andamento dell'economia".

Recessione finita – Nel rapporto sembra intravedersi anche un po’ di speranza. Secondo le stime dell'Istituto per il 2014 è previsto un aumento del pil "pari allo 0,6% in termini reali". Una prospettiva che apre uno spiraglio di luce per i prossimi due anni, periodo in cui, "la crescita dell'economia italiana si attesterebbe all'1% nel 2015 e all'1,4% nel 2016".

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