Diritto all'oblio e Google, cosa cambia per gli utenti

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Dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea ancora non sono chiari i meccanismi per cui si potrà chiedere la rimozione di un contenuto su un motore di ricerca. A partire dalle analisi degli esperti, ecco quali potrebbero essere le prime implicazioni

di Nicola Bruno

La sentenza della Corte di Giustizia Europea dello scorso 13 maggio è destinata ad avere un forte impatto sulle nostre vite digitali e sui doveri dei colossi hi-tech. Per il momento, però, ha lasciato più punti interrogativi che certezze. Non solo negli utenti, per i quali ancora non sono chiare le modalità di richiesta di rimozione dei contenuti, ma anche per la stessa Google e per le autorità nazionali che ora saranno chiamate a intervenire sui singoli casi. Come raccontano sia la BBC sia Bloomberg, già diversi enti nazionali stanno ricevendo decine di richieste basate proprio sulla sentenza della Corte Ue. E, almeno per ora, non c’è nessuna procedura standardizzata in atto.
“Alcuni profili rimangono ancora problematici e verranno probabilmente chiariti da altre pronunce della Corte europea oppure da decisioni delle singole autorità nazionali”, spiega Ernesto Belisario, docente di diritto dell’informazione ed esperto di privacy online. “Certo, a caldo, è difficile dare un giudizio obiettivo della sentenza: a fronte della più agevole tutela della propria reputazione e riservatezza, è forte il rischio di avere un servizio meno performante oltre che il pericolo di ‘cancellare la memoria’”.

Di seguito 10 domande formulate a partire dai dubbi più frequenti sulla decisione della Corte. Le risposte sono state compilate usando informazioni contenute nella sentenza, il parere degli esperti e le due guide Q&A realizzate dal The Guardian e dalla webzine Search Engine Land.


1) Cosa stabilisce la sentenza della Corte di Giustizia Europea?

Un cittadino Ue può richiedere a Google di rimuovere i risultati che puntano a notizie ritenute “inadeguate, irrilevanti o non più rilevanti” sul proprio conto. La decisione è arrivata durante la valutazione del caso di un cittadino spagnolo che non voleva più vedere associato il proprio nome alla notizia di un’asta fallimentare comparsa molti anni prima sul quotidiano La Vanguardia.

2) Si può far cancellare tutto quello che non ci piace?
No. La sentenza riconosce un diritto all’oblio che deve essere sempre bilanciato con il diritto all’informazione. I motori di ricerca possono rifiutarsi di rimuovere i contenuti nel caso in cui un evento abbia un interesse per il “pubblico generale”. In questo modo la Corte Europea ha provato a tenere conto della più grande critica che viene rivolta ai sostenitori del diritto all’oblio. E, cioè, che la rimozione dei contenuti online possa “falsificare la storia”.

3) Come funziona il processo di richiesta di rimozione?

Al momento non è del tutto chiaro. Ma, come ha anticipato un esponente dell’Autorità per la privacy tedesca, Google sta lavorando a uno strumento online che permetterà di inviare le richieste di rimozione in totale autonomia.
Google può accogliere la richiesta (e procedere con la de-indicizzazione) oppure respingerla. A quel punto, l’utente potrà rivolgersi alla giustizia ordinaria oppure all’Autorità per il trattamento dei dati personali del proprio Paese per verificare se la richiesta sia legittima oppure no. In caso affermativo l’autorità nazionale può imporre a Google la rimozione.

4) Che cosa viene rimosso? Solo le ricerche con il nome dell’interessato o anche tutti gli altri riferimenti?
Questo punto ancora non è del tutto chiaro. Prendiamo il caso (fittizio) di Mario Rossi, interessato a far rimuovere una notizia relativa al fallimento della sua azienda tessile con sede a Roma risalente a 15 anni fa. Se Google accoglie la richiesta, la notizia potrebbe essere inaccessibile con ricerche del tipo “Mario Rossi”, ma potrebbe essere ancora presente se si fanno ricerche del tipo “fallimento azienda tessile di Roma”.

5) La rimozione avviene anche sui siti in cui compare una notizia?

No, la rimozione avviene solo tra i risultati del motore di ricerca, mentre la notizia resta del tutto accessibile sulla fonte originaria. In questo modo la sentenza della Corte Ue prova a difendere il diritto di informazione e di documentazione dei media e a responsabilizzare di più i cosiddetti aggregatori di dati come Google.

6) La sentenza riguarda solo Google o anche gli altri motori di ricerca?
La sentenza ha effetto su tutti i servizi che operano nei paesi europei. E quindi vale anche per Bing, Yahoo e gli altri colossi del search che hanno una sede e vendono pubblicità in Europa (anche se i loro server si trovano altrove). Non riguarda, invece, motori di ricerca raggiungibili dall’Europa, ma non operativi qui (come, ad esempio, il motore proteggi-privacy Duck Duck Go).

7) Qualunque sito abbia un motore di ricerca interno può essere costretto a rimuovere contenuti?

E’ questo un altro punto controverso della sentenza, come sottolinea Search Engine Land. In linea di principio qualunque motore di ricerca (anche uno interno a un sito) potrebbe essere obbligato a rimuovere un risultato dietro richiesta valida da parte dell’interessato. Ma la questione non è stata ancora chiarita del tutto e probabilmente su questo faranno presto chiarezza le autorità europee.

8) La rimozione riguarda solo la versione locale di Google o avviene a livello globale?

Altro punto non chiaro. Nei casi di rimozione avvenuti fino ad ora, Google ha preferito adottare la linea del singolo Paese: la de-indicizzazione avviene nella versione del Paese per cui la persona fa richiesta (ad esempio Google.it), mentre restano visibili sulla versione globale (Google.com). Ma anche su questo punto le autorità europee potrebbero decidere diversamente.

9) Google pubblicherà un disclaimer per avvisare della rimozione?

Negli Stati Uniti Google riceve migliaia di richieste di rimozione dei contenuti per violazione della legge sul copyright. Quando una risorsa viene rimossa Big G mostra un disclaimer al termine della pagina, che elenca il numero di risorse cancellate e fornisce il link alla pagina web che contiene la richiesta.
Una strategia simile potrebbe essere adottata anche per il diritto all’oblio europeo. Ma anche su questo ancora non c’è nessuna certezza.

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10) Questa decisione può avere ripercussioni anche su Wikipedia? E per quanto riguarda Facebook e gli altri social network?
All’indomani della sentenza, Jimmy Wales ha pubblicato un tweet preoccupato per il fatto che il diritto all’oblio possa essere applicato anche a Wikipedia, andando così a creare caos nell’enciclopedia libera. Ma, come hanno poi chiarito alcuni esperti di privacy, difficilmente Wikipedia potrà ricadere sotto la categoria di “data controller” (come viene considerato Google). E’ molto più simile a un media e quindi può beneficiare di maggiori protezioni.

La sentenza non dovrebbe avere ripercussioni immediate nemmeno su Facebook, dal momento che i contenuti condivisi sul social network non sono sempre pubblici e non sono indicizzati dai motori di ricerca.

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