Piazza Affari negativa: pesano Pil e dividendi

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Milano perde l'1,6%: è la peggiore in Europa. A incidere la distribuzione degli utili di 16 società  e il pessimismo per gli ultimi dati sul Prodotto interno lordo. Lo spread risale a 181

di Vittorio Eboli

E' l'onda lunga del calo del Pil, ma non solo. Il pessimo inizio di settimana di Piazza Affari - l'unico indice europeo a chiudere in forte calo, in una seduta anonima per altre piazze - segna una negativa linea di continuità col tonfo di giovedì (-3,6%), quando il mercato italiano aveva subito la doccia fredda dell'inaspettato stop alla ripresa. Francoforte e Parigi piatte, Londra - 0,2%, Milano -1,6%: un paragone impietoso. Un risultato "drogato", però, dall'effetto-dividendi.

Oggi 16 società, sulle 40 che compongono l'indice FTSE-Mib, hanno distribuito il dividendo agli azionisti. E' un meccanismo tecnico, del tutto prevedibile, per cui il titolo della società che "stacca cedola" va giù dell'ammontare corrispondente, perché il prezzo non racchiude più quella quantità di denaro uscito dalle casse del gruppo. Per esempio, il dividendo delle Generali era di 45 centesimi ad azione, e il titolo è calato in misura all'incirca corrispondente (all'incirca, perché l'andamento di un titolo è ovviamente da mettere in relazione anche ad una serie di altri fattori di mercato, non da ultimo la delusione degli analisti per la difficoltà dell'Italia a fare partire la ripresa).
In definitiva, comunque, la concentrazione in calendario di una nutrita distribuzione di utili ai soci (circa 7 miliardi di euro nella giornata di oggi) ha un peso specifico elevato, nel determinare la cattiva performance del listino azionario. Insomma, era in gran parte previsto. Ma non la dice tutta sul nervosismo degli operatori. Qui la spia d'allarme si è accesa soprattutto sul mercato dei titoli di stato.

In tre sedute, ci siamo "mangiati" 30 punti di spread, la differenza di rendimento coi decennali tedeschi che è un po' il polso della fiducia degli investitori nei confronti di un paese. Eravamo a 150 giovedì, prima della pubblicazione dei dati ISTAT sul PIL del primo trimestre (-0,1%), siamo tornati in area 180, per effetto di vendite piuttosto consistenti sui nostri BTP. Che pure erano reduci da una prima parte di 2014 molto incoraggiante (vedi i molti record nelle aste del Tesoro, e vedi la discesa del differenziale ai livelli migliori dalla primavera 2011, appunto in area 150 punti). E, su questo mercato, non c'è stacco di dividendi che tenga.

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