Electrolux, c'è l'accordo: 150 mln e niente licenziamenti

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Siglato l'accordo tra azienda e sindacati. Dal colosso svedese dell'elettrodomestico nuovi investimenti. Gli stabilimenti restano aperti. In cambio ottiene sostegno per l'innovazione, maggiore flessibilità. Firmata l'intesa ufficiale a Palazzo Chigi

Nove mesi di trattative, oltre 150 ore di sciopero ma alla fine c'è un accordo per il futuro di Electrolux in Italia. Oggi, giovedì 15, a palazzo Chigi, è stata ufficializzata l'intesa con cui l'azienda si impegna a mantenere aperti tutti e quattro gli stabilimenti di Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Solaro (Milano) e Forlì, a non licenziare e a investire nel Paese 150 milioni di euro.
In cambio il colosso svedese dell'elettrodomestico ottiene la decontribuzione dei contratti di solidarietà, sostegno per l'innovazione, maggiore flessibilità e aumenti della produzione. Non si arriva ai 3 euro l'ora di risparmi auspicati all'inizio, ma l'intesa "permette una riduzione del costo del lavoro e del prodotto e prevede importanti azioni di efficienza produttiva nelle fabbriche" secondo i vertici aziendali. In particolare l'amministratore delegato, Ernesto Ferrario, rimarca come l'Italia sia "un Paese molto importante per Electrolux".

Il governo: "Accordo straordinario" - "E' un accordo straordinario" che "dimostra che in questo Paese è possibile continuare a produrre, a investire e soprattutto a mantenere i livelli occupazionali, cosa che credo sia un dovere morale per ognuno di noi", afferma il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, al termine del tavolo che ha dato il via libera al testo (il comunicato). La settimana prossima l'accordo sarà sottoposto al voto dei lavoratori.
"Dopo 9 mesi, una gestazione molto lunga, viene fuori un buon accordo", concorda per il Veneto, Luca Zaia, mentre il governatore della Lombardia, Roberto Maroni sottolinea che "le Regioni del Nord hanno una vocazione industriale che noi, investendo in innovazione e ricerca, dobbiamo sfruttare".

I sindacati: "Modello da replicare" -
La soddisfazione pervade anche il fronte sindacale con il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che parla di un modello da replicare e sottolinea come "i soldi pubblici si danno alle aziende che investono, non licenziano, non delocalizzano e non chiudono". "E' un'intesa difensiva, ma di grande importanza per la salvaguardia sia dell'occupazione, sia del salario", sottolinea il coordinatore Uilm per gli elettrodomestici, Gianluca Ficco. Dalla Cisl, infine il segretario generale, Raffaele Bonanni, attacca "e' stata chiusa una vertenza simbolo" che dimostra "a tutti i populisti d'Italia che nel sindacato ci sono energie persino migliori di quelle della politica".

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