Alibaba, il colosso web cinese sbarca a Wall Street

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Presentati i documenti alle autorità borsistiche americane. L'azienda, che controlla l'80% del commercio online in Cina, prevede una Ipo da 1 miliardo di dollari, ma punta a raccoglierne almeno 15. I quotidiani Usa valutano opportunità e rischi

di David Saltuari

E' ufficiale. Dopo mesi di voci e ipotesi Alibaba, il gigante cinese del commercio online, ha presentato alla Sec, la Consob americana, il suo progetto di quotazione a Wall Street. Per il momento si prevede una Initial public offering (Ipo) da un miliardo di dollari. Ma il colosso con sede nella città di Hangzhou punta a raccogliere fino a 15 miliardi di dollari. E magari a superare il record di 16 miliardi raggiunto da Facebook nel 2012.

Più del doppio delle vendite di Amazon - Al momento dell'avvio della procedura per entrare nella Borsa di New York, come di consueto non sono state ancora indicate né il numero delle azioni che si intende mettere sul mercato, né il loro prezzo. Sono tutte indicazioni che verranno fornite in seguito, ma stando alle ultime stime, si prevede una delle Ipo più ricche di sempre nel settore Internet.  L'azienda, che controlla ormai l'ottanta per cento del commercio online in Cina, si prepara a conquistare sempre più spazi di mercato anche in Occidente. Nel 2013 le sue vendite sono ammontate a circa 240 miliardi di dollari, contro i 100 miliardi di dollari di Amazon. Alibaba controlla inoltre il sito Taobao, lanciato nel 2003, dove attualmente più di sei milioni di utenti cinesi si scambiano gratuitamente merci e prodotti. Ultimo arrivato il sito Tmall, specializzato nella vendita di griffes dell'alta moda e prodotti di lusso.

Wall Street Journal: "Rischi e opportunità"
- I giornali americani guardano con interesse all'operazione, senza nascondere però gli eventuali rischi. Secondo il Wall Street Journal l'acquisto di quote della società cinese potrebbe essere un buon affare. I ricavi di Alibaba, ricorda il quotidiano finanziario, sono saliti nell'ultimo anno del 62%, arrivando a un totale di otto miliardi di dollari. Ma a convincere il WSJ sono soprattutto le prospettive di crescita per un'azienda che opera principalmente in Cina e dove i cittadini connessi sono ancora solo il 46% del totale. Il quotidiano finanziario mette però in guardia rispetto ai potenziali rischi. Tra i possibili concorrenti è infatti in forte crescita il social network cinese Tencent, che sta sviluppando un sistema di e-commerce attraverso il popolare sistema di messaggistica WeChat e con il quale potrebbe presto controllare la maggior parte degli acquisti effettuati attraverso gli smartphone.

New York Times: Alibaba resterà sotto la legislazione cinese - Gli eventuali rischi vengono sottolineati anche dal New York Times, che è andato a spulciare i documenti presentati da Alibaba per l'ipo, nel quale chi vuole quotarsi deve anche "confessare" i possibili rischi per gli investitori. Anche se quotata negli Stati Uniti, infatti, l'azienda rientra sotto la legislazione cinese. Questo comporta meno obblighi verso le autorità di borsa americane, mentre i profitti saranno sottoposti al sistema fiscale cinese. Ma, ricorda il quotidiano newyorkese, l'azienda che opera per ora principalmente in Cina, è costretta ad appoggiarsi alla rete controllata dal governo di Pechino.

Polemiche in Cina - Non mancano però le polemiche in patria per Alibaba, accusata da alcuni gruppi nazionalisti di "essersi venduta" allo straniero. Il capitale dell'azienda è infatti detenuto per il 24% da Yahoo e per il 34% dalla giapponese SoftBank Corp, numeri che erano già noti ma che sono tornati all'attenzione di molti commentatori cinesi con la presentazione dei documenti alla Sec. Jack Ma, l'ex insegnate di inglese che fondò Alibaba nell'ormai lontano 1999 diventando una sorta di eroe in Cina, simbolo della possibilità del riscatto economico per chiunque, ormai controlla poco più dell'otto per cento dell'azienda.

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