Bitcoin, i giorni difficili della criptovaluta

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Il suo valore si è dimezzato in pochi mesi, ma la moneta digitale è sempre più usata in Rete. A minacciare il suo dominio arrivano però ora i più leggeri e semplici Litecoin e Dogecoin. In attesa che Facebook lanci il suo sistema di pagamento

di David Saltuari

Sono giorni turbolenti per bitcoin, la valuta digitale lanciata in Rete nel 2009, che aveva visto fino a pochi mesi fa le proprie quotazioni raggiungere livelli da record. Dopo il fallimento lo scorso mese di Mt Gox, la principale piazza di compravendita della valuta e il furto di monete digitali per un controvalore di 350 milioni di dollari, i bitcoin hanno duri colpi. Da un lato il fisco americano  ha deciso che la criptovaluta non va considerata una moneta, ma una proprietà, ed è dunque soggetta a tassazione, mentre dalla Cina, uno dei mercati potenzialmente più ricchi per la nuova valuta, continuano a crescere le minacce di stop legislativi alle criptovalute. Inevitabile il riflesso sulle quotazioni: se ai primi di febbraio un bitcoin veniva scambiato a mille dollari, ora il valore è sceso sotto i cinquecento dollari. Una perdita di valore che ora mette anche in difficoltà l'attività dei miner, gli "estrattori", coloro che risolvendo con i propri computer i calcoli necessari a garantire la sicurezza delle transazioni, "coniano" nuova moneta. Un'attività che necessità di potenza di calcolo ed energia e che, con il valore della criptovaluta in calo, potrebbe non convenire più come prima.

Bitcoin sempre più diffusi - Eppure, nonostante le difficoltà, le criptovalute sono sempre più diffuse. Dall'Australia fino agli Stati Uniti sono sempre di più i bancomat dedicati alla nuova moneta mentre e eBay ha aperto una sezione dedicata esclusivamente alle monete digitali. Non è ancora permesso fare acquisti con le criptomonete, ma solamente acquistarne. Ma si tratta di un passo importante per il sito di e-commerce, che usa il sistema di pagamento paypal, uno dei servizi più minacciati dalla diffusione del nuovo sistema. E sempre nelle ultime settimane ben tre sistemi di pagamento online, tra cui anche Square, hanno aperto all'uso di bitecoin. E, come osserva, in un'intervista all'Espresso Jon Matonis, Executive Director della Bitcoin Foundation, la criptovaluta può fare breccia in quelle economie, come Cipro o l'Argentina, in cui le banche centrali hanno gestito male le valute nazionali.

Arrivano i litecoin e i dogecoin - Ma a dimostrare l'interesse verso le critpomonete è il successo di due "concorrenti" dei bitcoin: il litecoin e il recentissimo dogecoin. Il primo, creato nel 2011 e ispirato proprio ai bitecoin, utilizza un sistema di calcolo e di mining più semplice e leggero  (dunque meno oneroso) e le transazioni sono decisamente più veloci rispetto ai bitcoin (due minuti e mezzo contro dieci). Secondo alcuni commentatori il 2014 potrebbe essere l'anno del sorpasso del litecoin sui bitcoin.  A insidiare entrambe le monete è però l'ultimo arrivato, tra le criptovalute, il Dogecoin. Lanciata lo scorso dicembre, questa valuta si basa sul "motore" dei litecoin e ha come simbolo un popolare meme, quelle immagini divertenti che ci si scambia sui social network. I due creatori avevano in mente una moneta che potesse servire spiccioli per le mance, poco più di una parodia dei bitcoin. Gli utenti hanno però preso la proposta più seriamente dei suoi autori e il valore della moneta è cresciuto in modo esponenziale già nei primi giorni del suo lancio. Come capitalizzazione è al momento quinto, tre le criptovalute, ma la sua velocità di crescita potrebbe portarlo nei prossimi mesi a minacciare sia i litecoin che i bitcoin.

Il sistema di pagamento di Facebook - Un successo che sembra aver conquistato anche Facebook. Secondo il Financial Times, infatti, il social network starebbe per lanciare un proprio sistema di e-money in Europa. Non siamo nel campo delle criptovalute, dove non esiste un'entita centrale che certifica le transazioni, il conio viene realizzato direttamente dagli utenti e non ci sono commissioni da pagare, ma si tratterebbe di una forma di pagamento più vicina a sistemi come paypal o moneytransfer. Ma dal punto di vista degli utenti sarebbe un ulteriore forma per effettuare i propri pagamenti in Rete. Secondo il quotidiano inglese, Facebook sarebbe in procinto di ottenere dalla banca centrale irlandese l'autorizzazione a introdurre questa sistema che permetterebbe agli utenti di caricare denaro sul social network per effettuare pagamenti o trasferirlo ad altri utenti. Un sistema che Facebook ha in parte già introdotto negli Stati Uniti.  Interpellato dal Financial Times, i dirigenti del social network non hanno però voluto commentare la notizia.

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