Vine-Instagram, la sfida si sposta anche sui messaggi

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Il  sito di micro-video introduce una funzionalità che permette agli utenti di comunicare direttamente. Stessa cosa aveva fatto 3 mesi fa il rivale. Dietro le mosse dei due marchi controllati c'è la battaglia tra Facebook e Twitter

di Raffaele Mastrolonardo

Messaggi, sempre più messaggi e poi ancora messaggi. Se c'è una tendenza che caratterizza il mondo dei social network negli ultimi mesi è offrire agli utenti la possibilità di scambiarsi informazioni a uno a uno o in gruppi ristretti. L'acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook per 19 miliardi di dollari è solo il caso più eclatante di questo fenomeno che sembra anche segnalare il desiderio degli utilizzatori di trovare spazi di comunicazione più privati.
Ma all'ombra del mega-regalo che si è fatto Mark Zuckerberg sono parecchi i segnali che confermano la direzione presa dal mercato. L'ultimo in ordine di tempo viene da Vine, l'applicazione controllata da Twitter che consente di produrre video di 6 secondi. La video-app ha appena introdotto una funzionalità di messaggistica che permette agli utenti di inviare una clip direttamente e privatamente ad altri membri della piattaforma o anche solo ai contatti del proprio smartphone. Fino ad ora, nonostante l'interesse della community per una simile possibilità, non era consentito e tutto quello che si poteva fare era rendere le proprie creazioni pubbliche a tutti (o a nessuno). “Ci siamo resi conto che c'era un desiderio e un bisogno di messaggi privati su Vine”, ha scritto Jason Toff, product manager della società.

Botta e risposta – La mossa da parte dell'applicazione segue di pochi mesi quella analoga del rivale Instagram. Il sito di condivisione di foto di proprietà di Facebook, che a giugno si era allargato anche ai video entrando così in diretta concorrenza con Vine, ha aperto ai suoi utenti le porte della conversazione privata. Già all'epoca la mossa era stata interpretata come una concessione alle esigenze della comunità di utilizzatori ma anche come una risposta a Twitter, dove la messaggistica diretta è disponibile ormai da tempo. Più in generale, era stato notato, i due servizi diventavano più simili e avevano la stessa ambizione: essere il principale servizio di condivisione di media su Internet. Ora, non molto tempo dopo, è giunta la contro-risposta di Twitter, anche se indiretta, visto che l'innovazione riguarda Vine, un servizio controllato dal sito di microblogging che in questo modo si mette in linea anche con il resto della concorrenza visto che anche Snapchat, altra popolare applicazione di condivisione, permette lo scambio diretto di video da un po'. 

Nemici sempre più simili – Più in generale, l'ultimo botta e risposta tra i marchi di proprietà mette in luce una volta di più come tra Facebook e Twitter sia da tempo in atto un gioco di specchi che spinge le due società a copiarsi vicendevolmente. Lo scorso giugno, per esempio, Facebook ha introdotto sulla sua piattaforma gli hashtag, le etichette rese popolari dal rivale. Più recentemente, a dicembre, il social network ha annunciato che nel newsfeed degli utenti sarebbero apparsi più spesso post con link a notizie rilevanti da fonti autorevoli. Con questo cambiamento, secondo alcuni, la creatura di Mark Zuckerberg è diventata più simile a Twitter dove le notizie, da tempo, la fanno da padrone. Ma anche il servizio di microblogging, da parte sua, ha tratto più di una ispirazione dal rivale. La più clamorosa è la recente introduzione del nuovo design che permette all'utente, tra le altre cose, di personalizzare la propria pagina del profilo con un'immagine più grande e anche di scegliere dei messaggini da mantenere in evidenza. Il make-up è stato interpretato quasi unanimemente come un passo che rende il sito dei cinguettii più somigliante al rivale. Ma il “copia e incolla” tra una piattaforma e l'altra riguarda anche innovazioni più sostanziali dal punto di vista economico. Tra le novità da poco annunciate da Twitter sul fronte pubblicitario (e di prossima introduzione) c'è, per esempio, la possibilità per gli utenti di scaricare direttamente le app sul proprio smartphone dopo averle viste segnalate in un tweet. Una mossa, secondo il Wall Street Journal, “presa dal quaderno di Facebook”, dove una simile funzionalità è stata introdotta alla fine del 2012.

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