Governo, al via il Def. Renzi: "Coperture pronte da giorni"

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Alle 18 Consiglio dei ministri per varare il Documento di Economia e finanza. Il premier: "La situazione è molto buona". Il sottosegretario: "Tagliamo settori improduttivi". In arrivo probabile tetto agli stipendi dei manager pubblici

L' appuntamento a Palazzo Chigi per il varo del Documento di Economia e Finanza è per le 18, preceduto lunedì sera dall'assicurazione che le risorse necessarie ci sono. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio spiega al Tg1: "Abbiamo trovato tutte le coperture; vengono soprattutto da spesa pubblica e settori improduttivi" Le risorse - aggiunge - verranno da lì". Parole confermate nella mattinata di martedì dallo stesso Renzi, che conversando con alcuni giornalisti ha ricordato che "le coperture ci sono dal primo giorno, siete voi che non ci credete". "E' da venti giorni - ha poi aggiunto - che sono pronte".

Nel testo solo le macrocifre - Nel testo che verrà annunciato martedì non appariranno i dettagli dei tagli, ma solo le macro cifre. Il Def delineerà il Piano nazionale delle riforme e le indicazioni fondamentali sulla politica economica del governo, con la volontà dunque di tagliare il cuneo fiscale a favore dei lavoratori, con l'obiettivo di coprire tutta l'operazione con i tagli di spesa e di ridurre l'Irap a favore delle imprese trovando le coperture nell'aumento delle rendite finanziarie. Viene delineata anche la linea di privatizzazioni per ridurre il debito e l'ammontare, circa 20 miliardi, di pagamenti della Pubblica amministrazione. che saranno accelerati grazie alla Cassa depositi e prestiti.

Tetto agli stipendi dei manager pubblici - Di sicuro, ha assicurato Renzi, la spending review partirà da un taglio degli stipendi dei manager pubblici. Una mossa altamente popolare che sarà annunciata ufficialmente martedì dal premier ("vedrete, sarete contenti", ha anticipato) e sulla quale nessun ministro intende al momento pronunciarsi. Secondo indiscrezioni circolate in questi giorni, i nuovi tetti dovrebbero attestarsi a 270 mila euro per i vertici (stesso livello del presidente della Repubblica), 190 mila per i capi dipartimento, 120 mila euro per i dirigenti di prima fascia, 80 mila per quelli di seconda. Il taglio sarebbe comunque progressivo per tutti i redditi sopra i 70 mila euro con un risparmio a regime di circa 700 milioni l'anno.

Gli interventi nel settore sanità
- Altro capitolo al centro dell'attenzione del commissario Carlo Cottarelli sarà quello della sanità. Il ministro Beatrice Lorenzin insiste a non voler parlare di tagli ma di risparmi da reinvestire nel sistema sanitario nazionale. Si tratterebbe di 10 miliardi in 3-4 anni. Di sicuro la spesa verrà comunque razionalizzata, con l'applicazione in tutte le Regioni di costi standard, tagli ai posti letto, diffusione delle centrali uniche d'acquisto e adozione di strumenti già previsti dalla legge ma ancora poco utilizzati come la ricetta dematerializzata, il fascicolo sanitario elettronico e i referti digitali.

Il taglio degli enti considerati inutili - Ci sono poi da considerare i probabili tagli alla difesa e al ministero degli Esteri (che ha già annunciato la soppressione di 4 ambasciate si prepara ad altre misure simili), oltre alla cancellazione o alla riforma degli enti "inutili", di cui Renzi fa un vero vanto (dal Cnel all'Aci alla Motorizzazione Civile, ma nelle slide di Cottarelli apparivano anche l'Aran, l'Isfol, l'Autorità di controllo dei contratti pubblici e l'Enit). Ogni taglio ha però un costo, quanto meno politico. L'idea per esempio di abolire le Camere di Commercio ha già sollevato polemiche trasversali da parte non solo dei diretti interessati, con Rete imprese in prima fila, ma anche del vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani, di Maurizio Gasparri così come di Ermete Realacci.

La riduzione dell'Irap - Il tutto per assicurare a 10 milioni di italiani 80 euro in più in busta paga a partire dal mese prossimo. Quello che però ancora si sta studiando (per il dl sull'Irpef c'è ancora una settimana di tempo) è la curva delle detrazioni, ovvero su quale fascia di reddito concentrare il taglio maggiore e dove partire quindi con il decalage. Altro nodo aperto rimane anche quello dell'Irap. A quanto si è appreso negli ultimi giorni, il taglio dell'imposta regionale sulle imprese potrebbe essere quest'anno del 5% per andare a regime, salendo al 10%, a partire dall'anno prossimo. Tutto dipenderà dalle entrate assicurate dall'aumento delle rendite finanziarie che dovrebbero appunto compensare il taglio.

Il governo pronto a rinegoziare con l'Europa il rientro del debito - I numeri macroeconomici dovrebbero infine essere quelli in qualche modo emersi in questi giorni. La crescita si dovrebbe fermare quest'anno allo 0,8% contro lo 0,6% previsto dalla Commissione europea e l'1% indicato dal governo Letta. Il rapporto deficit-pil dovrebbe invece essere compreso tra il 2,5% e il 2,6%. Discorso a parte per il debito. L'intenzione del governo è quella di rinegoziare con l'Ue i tempi per il piano di rientro rigidamente previsto dal fiscal compact, ma la trattativa ufficiale dovrebbe essere rimandata alla presidenza italiana del semestre europeo.

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