Bce ferma, ma i mercati promuovono Draghi

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Il governatore della Banca centrale: la ripresa dell’Eurozona procede secondo le stime, ma siamo pronti a intervenire anche con mezzi “non convenzionali”. Tassi fermi allo 0,25%. Piazza Affari corre, spread ai minimi dal 2011

di Federico Leardini

Grande attenzione al mercato e all’economia, ma nessun allarme e, per il momento, nessun intervento. Si può sintetizzare così la giornata della Bce e la conferenza stampa che il suo Governatore, Mario Draghi ha tenuto dopo il meeting del direttivo della Banca Centrale.

L'analisi della Bce - Stando alle parole di Draghi, la ripresa dell’Eurozona procede secondo le stime, a passo di pochi decimi di punto percentuale a trimestre ma senza pericoli di ritorno in recessione. Nessun allarme quindi, così come non desta particolari preoccupazioni l’attuale rallentamento della crescita dei prezzi dei beni. La deflazione non è, per l’Eurotower, una prospettiva realistica per l’economia europea e, sebbene i dati statistici siano (e saranno) monitorati con costanza, precisa il numero uno della Bce, al momento non sono necessarie misure straordinarie di stimolo.



Restano vive, comunque, tensioni finanziarie e politiche a livello globale che possono mettere in discussione questi segnali di ripresa. Da questa analisi la decisione di non agire sul fronte tassi, ma di mantenere aperte le porte a possibili futuri interventi, anche con mezzi “non convenzionali”.

Tassi fermi - Nulla di fatto sul fronte dei tassi d’interesse, che restano fermi allo 0,25%, minimo storico per l’Eurozona. Una decisione che non stupisce particolarmente i mercati: su 55 analisti interpellati dal network finanziario Bloomberg, solo 3 pensavano ad un’azione sui tassi da parte della Bce. D’altro canto, Draghi ha precisato che questa politica di tassi prossimi allo 0 rimarrà in essere per molto tempo, garantendo al mercato condizioni estremamente accomodanti per l’accesso al credito.



E non escludendo manovre ulteriori, qualora la situazione economica lo richiedesse…



Quantitaive easing - Scontata la conferma dei tassi, il mercato attendeva chiarimenti da Draghi, circa i possibili strumenti “non convenzionali” di stimolo, con un solo riferimento in mente: il Quantitative Easing. L’acquisto diretto di asset delle banche, anche titoli di Stato, è stato il vero punto di svolta nella strategia della Fed statunitense e molti osservatori s’interrogavano sulla sua possibile adozione da parte della nostra Banca Centrale. Draghi ha parlato di “ampia e ricca discussione” in questa direzione e non ha chiuso le porte alla prospettiva di manovre simili a quelle adottate dalla controparte d’oltreoceano. Parole che, sebbene non agiscano concretamente sull’attuale quadro economico, hanno sorpreso positivamente i mercati, facendo schizzare al rialzo i listini azionari.

Euro - Cambio di passo anche sull’Euro, che da qualche mese assume un ruolo sempre più centrale nelle conferenze del Governatore dell’Eurotower. Draghi ha espressamente ammesso che “il cambio valutario è diventato un punto di riferimento centrale nell’agenda politica europea”. Un tema che si fa particolarmente caldo, visti i recenti dibattiti pro e contro moneta unica che animano lo scenario politico dei paesi mediterranei, a meno di due mesi dalla tornata elettorale per il Parlamento europeo. Anche in questo caso, l’attivismo dialettico del banchiere centrale ha colpito i mercati, con l’euro sceso ai minimi da 1 mese e mezzo.

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