Android Wear e gli altri, a cosa servono gli smartwatch

Moto 360, il nuovo smartwatch di Motorola equipaggiato con Android Wear.
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Google ha presentato la nuova piattaforma di sviluppo, mostrando un’anteprima di come saranno gli orologi intelligenti equipaggiati con il proprio sistema operativo. E mentre anche Motorola e LG scaldano i motori, c’è già un leader del settore: Pebble

di Nicola Bruno

Tenere traccia delle calorie bruciate durante la corsa mattutina. Mostrare al gate il codice del biglietto dell’aereo. Ma anche operazioni più futuristiche, come aprire la porta del garage con i soli comandi vocali. Oppure scegliere la temperatura che si vuole trovare in casa al ritorno da lavoro.
Sono queste alcune delle funzionalità di cui saranno presto dotati gli smartwatch con sistema operativo Android Wear, presentato nei giorni scorsi da Google.



A tutto wereable -  Annunciati come la next-big-thing tecnologica, in realtà fino ad ora gli smartwatch non hanno entusiasmato più di tanto i consumatori, a causa dei problemi di interfaccia (dovuti a uno schermo troppo piccolo) e della scarsa disponibilità di applicazioni. Proprio per cercare di superare questi limiti, ora Google è scesa in campo con la piattaforma Android Wear che gli sviluppatori di tutto il mondo possono già sperimentare per realizzare applicazioni e servizi innovativi.
Con il claim “l’informazione che si muove intorno a te”, Google sembra voler puntare tutto sulla mobilità. E quindi, non solo permettere di visualizzare gli ultimi aggiornamenti in arrivo dai social media e gli altri servizi di messaggistica, ma anche integrare il suo avanzato sistema di comandi vocali per svolgere azioni come chiamare un taxi, inviare un Sms, fare una prenotazione al ristorante. Non mancheranno poi le app dedicate al fitness e al benessere, che ci consentono di dare informazioni sulla velocità a cui stiamo camminando o la distanza dagli obiettivi che ci siamo preposti. Ma l’ambizione maggiore di Big G è un’altra: trasformare i wereable Android in una sorta di telecomando universale con cui gestire tutti i dispositivi della nostra vita digitale. In questo modo, sfiorando lo schermo dell’orologio si potrà lanciare una playlist musicale oppure far partire un film sullo schermo della tv o, appunto, gestire i gadget della nostre smart-house e smart car..

Moto 360 e G Watch - La nuova piattaforma di sviluppo per wereable andrà così ad allargare ulteriormente la già vasta community di Android, che secondo le stime degli analisti di Gartner raggiungerà 1 miliardo di utenti entro la fine dell’anno. Uno dei primi dispositivi a sfruttare il sistema operativo Google Wear sarà il nuovo Moto 360, il cui prototipo è stato ben accolto per il design e i materiali di qualità. Sviluppato prima della cessione di Motorola a Lenovo, Moto 360 sarà disponibile entro l’estate e sarà uno dei primi banchi di prova di Android Wear.



Sempre nei giorni scorsi è arrivato anche l’annuncio da parte di LG di G Watch, altro dispositivo equipaggiato con Android Wear.

Il boom di Pebble - Mentre Apple per ora non è intenzionata a lanciare il tanto chiacchierato iWatch (ma sembra voler puntare tutto sui dispositivi per il benessere e il monitoraggio della salute), c’è già un leader assoluto nel mercato degli smartwatch. Non si tratta di Samsung e del suo Galaxy Gear, ma di Pebble, serie di orologi finanziata con una campagna di successo su Kickstarter. Come ha annunciato di recente il Ceo, la compagnia ha già venduto 400.000 dispositivi. Il successo di questi smartwatch è dovuto non solo a un’interfaccia semplice e molto apprezzata dagli utenti, ma anche dalla disponibilità di 1000 applicazioni che vanno dai sistemi per pagare il caffè da Starbucks ai servizi per il monitoraggio della smart house e l’integrazione con gadget come GoPro (le cui telecamere possono già essere controllate a distanza attraverso un Pebble).

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