Istat: nuovo record per il debito pubblico nel 2013

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Il rapporto con il Prodotto interno lordo tocca il tetto del 132,6%, anche a causa del calo del Pil (-1,9%), ma il deficit resta sotto il 3%. Si allevia la pressione fiscale, arrivata al 43,8%, rispetto al 44% del 2012. Crollano i consumi. VIDEO

Anno da dimenticare il 2013 per i conti pubblici italiani. La caduta del pil dell'1,9 per cento, tale da cancellare 13 anni, riportando l'economia sotto i livelli del 2000, ha pesato inevitabilmente anche sul debito, schizzato ad un nuovo record storico del 132,6 per cento, livello appunto mai visto prima. Grazie alla 'manovrina' del governo Letta il deficit è invece rimasto, come calcolato, sulla soglia fatidica del 3 per cento.

La situazione è stata certificata dall'Istat
con una fotografia che per certi aspetti è però meno drammatica del previsto. Se la caduta del pil, seguita al -2,4 per cento del 2012, è stata infatti peggiore del -1,7 per cento stimato dal governo, il debito - pur altissimo – è inferiore alle previsioni contenute nella nota di aggiornamento del Def che dava invece per scontato un rapporto del 133 per cento.

Attesa, in un certo senso, anche la diminuzione della pressione fiscale, arrivata al 43,8 per cento, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al 44 per cento toccato nel 2012. Le entrate totali delle amministrazioni pubbliche sono del resto diminuite dello 0,3% sul 2012, anno in cui erano aumentate del 2,5%. Le entrate correnti sono scese dello 0,7 per cento con le imposte indirette in calo del 3,6 per cento, a causa soprattutto della contrazione del gettito di Imu, Iva e accise, e le imposte dirette in aumento invece dello 0,6 per cento, essenzialmente per effetto dell'aumento dell'Ires e dell'imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi da capitale.

In caduta libera infine anche i consumi. Dalla spesa delle famiglie residenti è arrivato un contributo negativo al pil dell'1,6. In pratica i consumi sono diminuiti rispetto al 2012 del 2,6 per cento. Anche in questo caso non si tratta comunque di una novità, considerato anche che nel 2012 il crollo era stato anche peggiore, pari al 4 per cento. Tutti i comparti hanno risentito della crisi economica, compresi gli alimentari, che hanno registrato un calo del 3,1 per cento. Ma gli italiani si sono mostrati decisamente restii a spendere anche per l'abbigliamento (-5,2%) e per la sanità (-5,7%).

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