Istat: Italia agli ultimi posti in Ue per la banda larga

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Dal 2006 al 2013 la quota di famiglie che ha a disposizione una connessione veloce da casa è passata dal 14,4 percento al 59,7, ma rispetto alla maggior parte dei paesi europei siamo ancora indietro. Maglia nera al Molise, seguito da Calabria e Sicilia

di Eliano Rossi

Sulla banda larga rimaniamo ancora indietro. Non è una novità, ma un fatto ribadito anche dall'ultimo dato disponibile sulla quota di famiglie che possiede Internet veloce da casa. Secondo il rapporto Istat Noi Italia 2014, l'anno scorso solo il 59,7 percento dei nuclei familiari ha avuto a disposizione una connessione veloce da casa. Un valore molto basso in termini assoluti, nonostante i passi in avanti fatti dal Belpaese negli ultimi anni.

L'istituto nazionale di statistica sottolinea infatti che prendendo in considerazione i dati dal 2006 al 2013, il Paese ha fatto grandi progressi. Nel 2006 solo il 14,4 percento delle famiglie italiane aveva accesso alla banda larga. Oggi due terzi dei nuclei familiari riesce a farlo. Ma nonostante gli sforzi, l'Italia rimane molto indietro rispetto all'Unione Europea. Nel 2012 eravamo il quartultimo Paese in classifica, avanti solo a Grecia (51%), Bulgaria (51%) e Romania (50%), molto lontani dagli Stati più virtuosi, come la Svezia (87%) e il Regno Unito (86%).
I dati confermano anche che il digital divide ha una base territoriale che si riflette nella spaccatura Nord/Sud. Tra le ultime cinque regioni con il più basso numero di famiglie connesse ad alta velocità, solo una è del nord (la Liguria con il 53,3%). Ultima in Italia è il Molise (49,9%), seguito dalla Calabria (51,1%) e dalla Sicilia (51,5%). All'estremo opposto c'è la provincia autonoma di Bolzano (68,2%), seguita dal Veneto (65,6%) e dall'Emilia-Romagna (64,2%). Una situazione che potrebbe migliorare però nel breve periodo. Secondo il rapporto del commissario per l'Agenda Digitale Francesco Caio, nei prossimi due-tre anni gli investimenti degli operatori produrranno un aumento della velocità di connessione. Ma per raggiungere gli standard della maggior parte dei Paesi europei non basterà. Il problema rimane quello degli investimenti nel medio-lungo periodo dove, secondo Caio, la crescita dovrà essere sostenuta anche dallo Stato.

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