Da ".bike" a ".guru": nuovi domini pronti a invadere il web

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Si sono aperte le registrazioni per i primi nomi di dominio “liberi”. Sui servizi di registrazione di possono già richiedere o prenotare indirizzi che terminano in .sexy o .computer. Poi sarà la volta di .ninja e .social. Per .Roma ci sarà da aspettare

di Raffaele Mastrolonardo

Dal 4 febbraio scorso Internet non è più la stessa. E se non lo si vede ancora, lo si noterà presto: basterà scrivere l’indirizzo di un sito sul proprio browser. Da quella data infatti gli utenti del web hanno la possibilità di richiedere domini molto diversi da quelli che hanno fin qui caratterizzato la Rete. Non più solo .com, .org, .it e un manipolo di suffissi più o meno consueti (alzi la mano chi è mai capitato su un sito .aero o .travel) ma una pletora di nomi, alcuni banali altri fantasiosi, che porteranno varietà laddove per decenni è prevalsa l’uniformità. Qualche esempio? .guru, .bike, .plumbing sono nella lista di quelli già disponibili. Mentre per .photography, .email o anche .sexy è solo questione di giorni.

Che la caccia cominci - L’avvio delle registrazioni aperte al pubblico per queste denominazioni è il capitolo finale di una rivoluzione iniziata nel 2011 quando l’Icann, l’ente che governa Internet, decise di liberalizzare i cosiddetti “nomi di dominio generici di primo livello” (gTLD). Oggi, tre anni e 1.400 richieste più tardi, arrivano i primi via libera definitivi. All'11 febbraio erano in tutto 134 i domini che nel gergo della burocrazia della Rete erano stati “delegati”, vuol dire affidati ufficialmente a qualcuno che si prende la briga di gestirli in proprio o attraverso intermediari e metterli in vendita. Questo significa che se ci piacciono le bici o se i nostri affari ruotano intorno a ruote e pedali su GoDaddy o Register, due delle più importanti aziende di registrazione, si possono già acquistare indirizzi che finiscono in .bike. Oppure, se pensiamo di essere veramente esperti in qualcosa, possiamo optare per .guru. Apple, per esempio, si è già assicurata iPhone.guru e iPad.guru giusto per far capire chi è la vera autorità in materia. Per altri suffissi che hanno completato il processo di assegnazione bisognerà aspettare ancora un po’ anche se, volendo, ci si può  pre-registrare godendo così di una prelazione quando partirà il processo vero e proprio. Vale, per esempio, per .menu (ottimo per i ristoranti?), .uno o anche per .computer o .sexy (sì, ci sarà qualcuno che probabilmente si aggiudicherà il dominio sono.sexy). Qualche settimana ancora e saranno a disposizione .tattoo, .ninja e pure .social: i cultori del tatuaggio, delle arti marziali e delle amicizie virtuali sono avvertiti.

Città - Tra i gTLD che hanno già ottenuto il via libera dall’Icann ci sono anche alcuni che riguardano note città, come .Tokyo e .Berlin che quindi nelle prossime settimane potranno diventare la parte finale di indirizzi web di individui, aziende e istituzioni che hanno a che fare con le due metropoli. Un po’ più di tempo bisognerà attendere per Roma. Il dominio relativo alla capitale italiana era stato richiesto da una società privata straniera, la Top Level Domain Holding Limited, che ha però ritirato la domanda su suggerimento della stessa Icann. I nomi di dominio che si riferiscono a luoghi geografici possono infatti essere assegnati solo a soggetti che abbiano l’esplicito sostegno delle autorità locali, caso che non si dava per la città eterna. Per ora, dunque, .Roma resta non assegnato visto che il Comune capitolino, che pure ha aderito al consorzio internazionale DotCities e aveva promosso un sito specifico per promuovere l'acquisto del dominio, non ha avanzato la richiesta ufficiale. Secondo il Corriere della Sera, l’amministrazione sarebbe intenzionata a riformulare la domanda non appena ci sarà un nuovo bando.

I costi
– Intanto, tra le richieste non figurano domini relativi ad altre città italiane, mentre ci sono domande per Londra (.London), New York (.NYC), Madrid, Barcellona, tutte metropoli. Scarseggiano invece i centri di dimensioni più contenute. A pesare sulla mancata richiesta da parte di città medio-piccole come sono per lo più quelle tricolori potrebbero essere anche i costi collegati alla procedura di acquisto. Per effettuare una richiesta bisogna sborsare 185 mila dollari a cui si aggiungono 25 mila dollari all’anno per il mantenimento del suffisso. La bandiera del Belpaese è comunque difesa dalle aziende che puntano sui i nuovi gTLD come strumento di marketing o come difesa preventiva da usi impropri di loro marchi. Fiat, per esempio, ha richiesto una decina di denominazioni (tra cui .Maserati e .Ferrari) mentre Ferrero ha messo gli occhi su .Rocher e .Kinder.  Tra i più attivi, anche per ragioni tattiche, i grandi del Web: Google ha avanzato domanda per 101 domini, Amazon per 76. Il record però appartiene alla società Donuts, creata appositamente per sfruttare questo business, che ha effettuato 307 richieste tra cui quelle per .site, .radio. pictures e .pizza.

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