Il futuro di Google, tra cessioni e acquisizioni

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Big G cede Motorola a Lenovo per 2,91 miliardi di dollari; aveva comprato la compagnia 3 anni fa per una cifra molto più alta (12,5 miliardi). Intanto, continuano gli investimenti in startup che operano nella domotica e l'intelligenza artificiale

di Nicola Bruno

L’acquisizione era avvenuta nel 2011. E, con i suoi 12,5 miliardi di dollari, era stata la più grande mai messa a segno da Google. Dopo il rilancio della compagnia - anche con la produzione di nuovi modelli di smartphone - Big G ha però deciso di vendere Motorola Mobility al colosso cinese dell’hardware Lenovo per 2,91 miliardi di dollari. Lenovo è il più grande produttore di computer al mondo e, da poco, ha deciso di investire anche nel business degli smartphone. A essere ceduto è il braccio produttivo di smartphone e tablet, mentre Google resterà in possesso di gran parte dei 17.000 brevetti acquistati insieme alla compagnia.
Come ha spiegato il CEO Larry Page, l’acquisizione di Motorola era stata dettata proprio dalla necessità di “alimentare l’ecosistema Android, creando un porfolio di brevetti più forte per Google e migliori smartphone per gli utenti”. Nonostante i tentativi di rilancio, Motorola ha però continuato a perdere e le vendite dei nuovi dispositivi non sono state così entusiasmanti. Di qui la scelta di ‘liberarsi’ di Motorola anche pagando un prezzo (9,6 miliardi di dollari di differenza) che a molti è sembrato una grossa perdita. Altri analisti hanno provato a fare meglio i conti dell’operazione per dimostrare che in realtà Google non ci abbia perso molto. Ad ogni modo Big G potrà ora concentrarsi meglio su quelli che sono i suoi business più importanti, anche alla luce delle recenti acquisizioni.

Ecco le principali acquisizioni di Google, secondo i dati raccolti da The Guardian.



Le ultime acquisizioni di Big G - Domotica, Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale. A guardare le recenti acquisizioni di Google viene davvero da pensare che Big G si stia preparando non solo a “conquistare il futuro” - come ha scritto poche settimane fa il Nytimes - ma anche a plasmarlo a propria immagine e somiglianza.
L’ultimo acquisto, in ordine di tempo, è quello di DeepMind Technologies, misteriosa startup inglese creata da Demis Hassabis, genio degli scacchi e dell’intelligenza artificiale. Poche settimane prima Google aveva fatto propria Nest Labs, una delle più promettenti compagnie che stanno lavorando sulla “smart house”. E, nel mese di dicembre, poi, era arrivato l’annuncio dell’acquisizione di Boston Dynamics, produttrice di futuristici robot umanoidi.

Alla conquista del mondo - Tra algoritmi modellati sui nostri circuiti neuronali (DeepMind), sensori intelligenti per le nostre case (Nest) e umanoidi che corrono più veloci di noi (Boston Dynamics), sembra proprio che Google non possa più accontentarsi del predominio del web, ma voglia arrivare a conquistare anche il mondo offline.
D’altronde, come sottolinea Forbes, BigG si è da tempo lasciato alle spalle il motore di ricerca, per investire su prodotti molto più sofisticati, come i Glass, l’auto che si guida da sola, le lenti a contatto contro il diabete, e altri ancora. Per funzionare davvero bene, tutti questi dispositivi hanno bisogno di elaborare modelli analitici e predittivi sempre più complessi: “Se Google vuole curare le malattie, ha bisogno di modelli che spieghino come si sviluppano. Se vuole costruire auto che si guidano da sole, ha bisogno di capire come funzionano le reti dei trasporti (…). O forse vuole solo creare un esercito di robot autonomi?”.

La battaglia per il motore di ricerca - All’indomani dell’acquisizione di DeepMind in rete hanno iniziato a circolare le più diverse interpretazioni fantascientifiche, scomodando ora Star Trek, ora Terminator, ora appunto gli eserciti di umanoidi intelligenti. Ma secondo il New York Times Google ha in realtà problemi più immediati da risolvere. Uno di questi è la rilevanza del suo motore di ricerca, la principale macchina da soldi di BigG. Con il boom del web sociale, il motore di Google rischia di diventare sempre meno utile, soprattutto per l’impossibilità di indicizzare le conversazioni che ogni giorno facciamo nei social network alla Facebook. Proprio quest’ultimo ha da tempo lanciato un laboratorio di intelligenza artificiale che usa proprio le tecniche di deep learning per analizzare al meglio i nostri comportamenti e quindi offrirci un servizio sempre migliore. Non a caso, come ha scritto il sito The Information, DeepMind è stata a lungo corteggiata da Facebook e Google ha dovuto lottare non poco per aggiudicarsela. Secondo il Nytimes, la scelta di investire oltre 400 milioni d dollari), non avrebbe niente a che fare con i robot, ma con “la tecnologia semantica e la capacità di capire cosa le persone chiedono online e rispondere in maniera umana”. Insomma, per potenziare quel “knowledge graph” su cui Google sta puntando molto e così resistere all’urto (inevitabile) del “graph search” di Facebook.

Va da sé, poi, che - come scrive il Financial Times - Google potrà poi utilizzare le tecnologie di intelligenza artificiale anche per potenziare gli altri dispositivi su cui sta lavorando. Se è vero che i comandi vocali diventeranno centrali per interagire con gli occhiali, l’auto e la casa intelligente del futuro, ci sarà bisogno di un sistema operativo sempre più umano e intelligente. Come quello che si vede in Her, l’ultimo film di Spike Jonze che prova a immaginare il mondo dominato dall’intelligenza artificiale.

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