Gmail sempre più integrato con Google+. E c’è chi si lamenta

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Attraverso il social network, è adesso possibile mandare messaggi anche a persone di cui non si conosce l'indirizzo di posta elettronica. La funzione si può disattivare, ma diversi critici hanno polemizzato con l'iniziativa

di Raffaele Mastrolonardo

E all'improvviso il messaggio di uno sconosciuto. Se è vero che ci siamo abituati, perché lo spam fa ormai parte della nostra vita digitale quotidiana, questa esperienza potrebbe presto diventare ancora più frequente grazie alla decisione di un colosso del web. Google ha infatti introdotto la possibilità di inviare email, attraverso Gmail, anche a persone di cui non si conosce l'indirizzo: basta che siano presenti su Google Plus, il suo social network. Risultato: un numero potenzialmente alto di individui a cui non abbiamo dato accesso alla nostra casella postale potrebbero ora comparire comunque nella “Posta in arrivo”. La mossa - che si inserisce nella più ampia strategia di integrazione del social network con gli altri prodotti della casa - ha suscitato le reazioni negative di alcuni osservatori del settore che, per lo più, hanno criticato la novità in quanto intrusiva.

Come regolarsi
- In realtà, come spiega la pagina di informazioni che Google ha dedicato al nuovo sistema, è possibile disabilitare la funzionalità o modularla a piacimento attraverso le “Impostazioni” di Gmail. Il problema – ed è una delle ragioni che ha fatto storcere il naso a molti - è che di prassi è già impostata sulla massima apertura: chiunque su Google Plus può mandarci un messaggio. Siamo noi, nel caso, a dover limitare l'accesso.  Una parte di riservatezza viene comunque garantita. Anche se altri utenti di Google Plus possono inviarci un messaggio nella Inbox di Gmail, non avranno comunque accesso al nostro indirizzo email fino che noi eventualmente non rispondiamo. Inoltre, ulteriore elemento di garanzia, i messaggi di persone che non conosciamo – nel gergo di Google Plus: che non sono nelle nostre “cerchie” -  finiscono automaticamente in una categoria separata dai messaggi “normali”.

Reazioni
– Pur con tutti questi distinguo, le prime reazioni all'annuncio non sono state positive. Qualche commentatore, come Chris Taylor di Mashable, ha accusato Google di provarle tutte pur di rendere più popolato e vibrante il suo social network comportandosi come qualcuno che voglia costringerci a partecipare alla propria festa. Il problema – conclude l'analisi - è che un party di successo non si basa su queste premesse. Secondo altri, come Robert Hof di Forbes, si tratta del secondo grosso errore di Larry Page come amministratore delegato. Il primo fu quando, nel gennaio 2012, annunciò che foto e post su Google Plus sarebbero stati incorporati nelle ricerche del motore. Per Hof tutto nasce dalla volontà di Page di “spingere su più fronti per fare in modo che più persone usino Google Plus in un apparente tentativo di arrestare la corsa di Facebook”. Alcuni commentatori sono stati ancora più drastici annunciando la volontà di abbandonare Gmail o giudicando la mossa un motivo in più per odiare il social network di Mountain View.



Strategie – La decisione di Google, comunque la si giudichi, non cade nel vuoto. Da tempo la società ha affermato che Google Plus non è solo un social network ma un nuovo “livello” sociale sul quale, come notato, progressivamente si appoggiano tutti i servizi del motore di ricerca, siano questi di comunicazione (email) o di consumo di media (per esempio YouTube). Questo significa che l'integrazione continuerà, anche se lungo la strada, sono probabili (e forse messi in conto dalla stessa azienda) incidenti di percorso e reazioni negative.
Come quelle successive alla decisione di richiedere un account Google Plus per postare commenti su YouTube. Per opporsi alla novità, è stata lanciata anche a  una petizione online che ha superato le 200 mila firme per chiedere alla società di tornare sui suoi passi.

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