Confindustria: i danni della crisi come quelli di una guerra

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Il Centro Studi rivede al ribasso le stime di crescita per quest’anno. Bruciati 1,8 milioni di posti di lavoro. Squinzi: “Presto per dire che la recessione sia finita”. Critiche anche alla manovra: ha un impatto debole. Letta: "Io non sfascio i conti"

La profonda recessione, la seconda in 6 anni, è finita. I suoi effetti no. “Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale. E i danni sono come quelli di una guerra. Danni commisurabili solo con quelli di una guerra". E’ l’avvertimento del centro studi di Confindustria, che stima che il 2013 si chiuderà “peggio delle attese” col Pil a -1,8% invece che a -1,6%. Resta invece invariata al +0,7% la previsione di crescita per il 2014, mentre nella prima stima sul 2015 gli economisti di via dell’Astronomia prevedono una crescita dell’1,2%. Il rapporto deficit/Pil scenderà al 2,7% l'anno prossimo e al 2,3% il successivo. Parlare di ripresa però per il Centro Studi di Confindustria, è “per molti versi improprio” e suona “derisorio”. A completare il quadro i numeri sulle persone senza lavoro e sui poveri, raddoppiati in 6 anni, rispettivamente a 7,3 e 4,8 milioni. E le famiglie “hanno tagliato 7 settimane di consumi”.

Con la crisi persi 1,8 milioni di posti di lavoro
- Dall'inizio della crisi (fine 2007) si sono persi 1 milione e 810 mila Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno). L'occupazione è rimasta ferma nella seconda metà del 2013 e ripartirà dal 2014. Si arresta così "l'emorragia occupazionale": per l'anno prossimo il Centro studi di Confindustria prevede un +0,1%, per il 2015 un +0,5%. Rivisto invece in leggero rialzo il tasso di disoccupazione del 2013, dal 12,1% stimato a settembre al 12,2% indicato nelle previsioni diffuse ora. Il tasso di disoccupazione comunque resta stabile oltre il 12% anche nel 2014 (12,3%) e nel 2015 (12,2%).

Impatto della legge di stabilità sul Pil molto piccolo - L'impatto sulla crescita della Legge di Stabilità all'esame del Parlamento sarà "molto piccolo", dello "0,1 o 0,2" punti sul Pil del 2014. Lo indica il direttore del centro Studi di Confindustria, Luca Paolazzi. Poi, nel 2015 la manovra avrà "un effetto restrittivo della stessa entità di quello espansivo del 2014". Il centro studi di Confindustria prevede "traiettorie economiche ad alta incertezza", e affianca così alle previsioni sugli scenari economici anche "una simulazione che ingloba una evoluzione meno benigna", nella quale "la debolezza dell'economia impone una manovra da un punto di Pil per rispettare gli impegni europei". In questo scenario B, "il credit crunch si protrae nel 2015, l'aumento del commercio mondiale è più contenuto, lo spread non si restringe"; ed "il risultato è che l'Italia si blocca nuovamente".

Debito pubblico in crescita - Il debito pubblico è previsto salire al 132,6% del Pil nel 2013 al lordo dei sostegni ai fondi di stabilità europei (129,0% al netto di questi esborsi) e al 133,7% nel 2014 (129,8% al netto), secondo le stime del Centro studi di Confindustria. Inizierà a calare nel 2015 quando sarà al 132,0% del Pil (128,2% al netto dei sostegni). La stima include 0,5 punti di Pil di privatizzazioni e dismissioni immobiliari per il 2014 e il 2015, come indicato dal governo nella nota di aggiornamento al Def. La stima sulla pressione fiscale prevede poi un aumento fino al 44,3% del Pil nel 2013 e al 44,2% nel 2014, per poi scendere al 43,9% nel 2015.

Bruciati 3.500 euro di reddito per abitante - "Rispetto alle traiettorie già modeste del decennio 1997-2007 il livello del Pil potenziale è “oggi dopo sei anni di crisi "più basso del 12,6%", indica il centro studi di Confindustria; che calcola: "In altre parole sono andati bruciati oltre 200 miliardi di euro di reddito a prezzi 2013, quasi 3.500 euro per abitante". E "solo con incisive riforme strutturali si puo' recuperare il terreno perduto".

Vincere la povertà un atto di giustizia - Il rapporto sugli scenari economici del Centro studi di Confindustria cita anche le parole di Nelson Mandela in un approfondimento sul Sostegno all'inclusione sociale proposto dal ministero del Lavoro. “Vincere la povertà non è un gesto di carità. E' un atto di giustizia". "Tra i Paesi membri dell'Euro - rilevano gli economisti – uno strumento universale di contrasto alla povertà manca solo in Italia e Grecia".

Squinzi: “Presto per dire che la recessione sia finita” – “In questo momento non si può dire che la recessione è finita e che c'è la ripresa. Vediamo cosa succede nei prossimi mesi" afferma il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a margine del convegno del Csc. "Io vedo molto ottimismo, ma attenzione perché noi abbiamo perso 9,1 punti di Pil dal 2007 ad oggi. Il fatto che per un trimestre la discesa si è arrestata significa che abbiamo toccato il fondo, però non lo potrei interpretare, con tutta la buona volontà, come un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione". La ripresa, prosegue, "dobbiamo conquistarla come Paese, facendo le riforme e le cose giuste che Confindustria sta chiedendo da tempo", altrimenti "credo che agganceremo la ripresa internazionale ma in maniera estremamente modesta". E sulla legge di stabilità: "Qualche elemento positivo c'è ma certamente non è quello che ci aspettavamo e pensiamo che non sia sufficiente per far ripartire il Paese”.



Letta: "Io non sfascio i conti" - Alle critiche di Confindustria alla manovra replica il premier Enrico Letta. "Ho la responsabilità di tenere la barca Italia in equilibrio e voglio che ci siano strumenti per la crescita senza sfasciare i conti" dice al suo arrivo al vertice Ue di Bruxelles. E aggiunge: "Confindustria dovrebbe sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare gli spread, come oggi che abbiamo raggiunto il punto più basso in due anni e mezzo". E arriva anche la controreplica di Squinzi: "Il premier è preoccupato di non sfasciare i conti, per la verità noi non abbiamo chiesto certo di sfasciare i conti".

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