Indesit, dopo il sì al referendum firma anche la Fiom

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I lavoratori iscritti al sindacato votano a favore dell'accordo sul nuovo piano di riorganizzazione sottoscritto  lo scorso 3 dicembre dalle altre sigle. Soddisfazione dell'azienda e del governo: "Capiti i passi avanti della trattativa"

Con il 79,3% di sì, e il voto positivo di tutte le fabbriche italiane del gruppo, i lavoratori di Indesit Company hanno approvato l'accordo sul nuovo piano di riorganizzazione, sottoscritto il 3 dicembre da Fim, Uilm e Ugl ma non dalla Fiom.
A risultati appena proclamati anche la Fiom ha annunciato la propria firma, pur mantenendo un giudizio negativo sui contenuti dell'intesa: "Abbiamo sempre sostenuto, alla Fiat, alla Indesit e in tante altre vertenze, anche in anni di divisione sindacale, che il giudizio dei lavoratori è sovrano e vincolante, dunque firmiamo", dirà il segretario della Fiom delle Marche Giuseppe Ciarrocchi.

La soddisfazione dell'azienda e del governo - Soddisfatto l'Ad e presidente di Indesit Marco Milani: "Ora - annuncia - gli investimenti partiranno subito e ci permetteranno di ridisegnare quasi completamente la nostra gamma di prodotti e di rafforzare l'assetto produttivo del gruppo in Italia".
Il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti sottolinea la capacità dei lavoratori di cogliere "tutti i passi avanti compiuti nella lunga trattativa, che hanno determinato un netto cambiamento del piano industriale dell'azienda: radicamento italiano e investimenti in Italia per 83 milioni, produzioni all'estero che rientrano nel nostro Paese, azzeramento degli esuberi e messa in sicurezza dei lavoratori".

La trattativa - La trattativa era cominciata il 4 giugno con l'annuncio di 1.425 esuberi nei poli di Fabriano, Comunanza e Caserta. Si è interrotta più volte, e in questi mesi ha visto 130 ore di sciopero, blocchi stradali, manifestazioni nelle piazze, presidi sotto il ministero. Indesit e sindacati ritrovano un terreno di convergenza, sulla spinta di un voto quasi plebiscitario anche nelle fabbriche della protesta più radicale, come Melano (77,7% i sì) o Caserta (65,3%), mentre nello stabilimento di Comunanza il referendum passa con il 91,1%, e negli uffici di Fabriano e Milano supera l'86%.

Cosa prevede l'accordo - In base all'accordo non ci saranno esuberi (330 i pensionamenti). Indesit farà ricorso ad ammortizzatori sociali "conservativi", come contratti di solidarietà e Cig, impegnandosi a non licenziare nessuno per 5 anni.
Produzioni che si fanno in Spagna, Polonia e Turchia torneranno in Italia: un punto questo che non convince la Fiom, che parla di produzione "marginali: Melano ad esempio perde 400 mila piani cottura in cambio di alcune migliaia di piccoli forni a incasso". Sullo sfondo, resta l'ipotesi di una partnership internazionale per Indesit, tuttora controllata dalla finanziaria della famiglia di Vittorio Merloni.
"L'accordo - commenta Gianluca Ficco della Uilm - crea i presupposti per cercare di superare la crisi e di traguardare una possibile ripresa, affidando a ciascun stabilimento italiano un missione produttiva". Dal governo ci si aspetta la convocazione di un tavolo di settore sul futuro dell'elettrodomestico.

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