Ok al decreto, il governo abolisce la seconda rata dell'Imu

1' di lettura

Il consiglio dei ministri ha approvato il dl che elimina la tassa per le abitazioni principali e i terreni agricoli coltivati. Il ministro Saccomanni: “Abbiamo mantenuto l’impegno”. Delusi gli industriali, Squinzi: “Ci aspettavamo trattamento paritario”

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Dl che abolisce la seconda rata dell'Imu e ricapitalizza le quote di Bankitalia. "Il governo ha mantenuto l'impegno che aveva assunto di abolire il pagamento della seconda dell'Imu e ha contemporaneamente modificato lo statuto della Banca d'Italia con la rivalutazione delle quote secondo il documento dell'istituto reso pubblico qualche giorno fa" ha detto il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni in una conferenza stampa al termine del Cdm.
"L'importo della rata dell'Imu abolita è di 2,150 miliardi compresi gli immobili strumentali agricoli e viene coperta essenzialmente con interventi sul sistema bancario - ha detto Saccomanni - per una quota di un terzo con anticipi sull'imposizione del risparmio amministrato e due terzi con aumenti di anticipi su Ires e Irap a fronte di un aumento delle aliquote che graverà solo per un anno sulle banche". L'anticipo corrisposto, ha spiegato il ministro, "sarà vicino al 130%".

La delusione degli industriali - Le scelte tecniche del governo hanno suscitato perplessità tra gli industriali i quali lamentano un "diverso  trattamento". "E' chiaro che ci aspettavamo un trattamento paritario – ha dichiarato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi - perché i terreni agricoli sono mezzi di produzione come i capannoni e altre proprietà di impresa". "Sottolineo che solo dall'impresa manifatturiera - ha aggiunto - può venire la vera ripresa del Paese. Se non viene riconosciuto dal governo, non possiamo essere d'accordo". 

Cambia lo statuto della Banca d’Italia - Per quanto riguarda la parte del decreto relativa alla Banca d'Italia, con il nuovo statuto, ha spiegato Saccomanni, "si delineerà quella che viene chiamata una struttura da public company, in cui nessuno ha il controllo, ma si chiama public perché fornisce un servizio pubblico e c'è un accordo tra le banche che sono interessate ad avere un organo di vigilanza". Il decreto legge ricapitalizza le quote di Bankitalia e pone un tetto al 5% delle quote: non si avrà più, ha spiegato il ministro, "una situazione con due banche che avevano una quota di capitale molto rilevante".

Leggi tutto