Saccomanni: "Non ci sarà nessuna manovra aggiuntiva"

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Il ministro dell'Economia esclude "interventi supplementari", ma spiega: "Necessario anticipare al 2014 una parte maggiore dei risparmi della spending review affidata al commissario Cottarelli". E aggiunge: "Oggi più difficile sfuggire al Fisco"

"Non ci sarà nessuna manovra aggiuntiva né dovremo studiare interventi supplementari", ma per poter intervenire sul debito Fabrizio Saccomanni è "convinto che sia necessario anticipare al 2014 una parte maggiore dei risparmi della spending review affidata al commissario Cottarelli".
A spiegarlo è lo stesso ministro dell'Economia in un'intervista al Corriere della Sera nella quale sottolinea anche che dall'operazione complessiva di revisione della spesa si potrebbe "ambire a un valore tra l'1 e il 2 per cento del Prodotto interno lordo, a regime nell'arco di un triennio".
Intanto lunedì 18 novembre "si riunirà il comitato interministeriale per la revisione della spesa e sono fiducioso che avrà il coraggio di definire una terapia più incisiva sull'intero campo della spesa pubblica, già a partire dal 2014".

"Nessuna bocciatura dalla Ue" - Il titolare di Via XX Settembre ribadisce comunque che da parte europea non c'è stata una "bocciatura" della legge di stabilità italiana, anche perché nei rilievi non si tiene conto di alcune misure come il pagamento dei debiti della P.A., e che i 3 miliardi per gli investimenti si potranno usare nel 2014 "se si materializzeranno, come pensiamo, gli effetti finanziari degli interventi".
La Ue, insomma, si è solo riservata di "fare una valutazione sulla clausola caso per caso". I sacrifici fatti finora, insomma, basteranno: "Se il governo va avanti" e senza litigare ("un programma si basa sulla credibilità e certo noi non manchiamo di dare spettacolo") ci saranno "ampi margini per fare ulteriori progressi nella riduzione del debito attraverso le misure strutturali gia' messe in campo ma non contabilizzate nel budget".

"Più difficile sfuggire al Fisco" - Come le privatizzazioni, per le quali serve "più coraggio nella vendita di quote di partecipate del Tesoro. E poi più decisione nel valorizzare l'immenso patrimonio pubblico immobiliare". Ma si punta anche sul rientro dei capitali dall'estero, da cui "ci aspettiamo molto".
Oggi, osserva il ministro "è più difficile sfuggire al Fisco, le stesse banche svizzere hanno mutato atteggiamento con i loro clienti". E "a fine mese è previsto un incontro importante nel negoziato con la confederazione elvetica. E poi sul piano generale, anche grazie alla collaborazione del giudice Francesco Greco, si sta studiando una depenalizzazione del reato per chi è disposto" a far rientrare capitali e "il raddoppio delle pene per chi si ostinasse a restare fuori". Dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia invece il beneficio per l'Erario si potrà attestare al massimo a "1,2 miliardi".

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