Alitalia, si lima il piano di ristrutturazione

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Attesa per il cda in programma per martedì 12 novembre. Migliaia di lavoratori preoccupati dalle ricadute occupazionali. Maurizio Lupi: "Mi auguro che Air France sia un interlocutore". E aggiunge: l'ingresso di Poste è svincolato dalle scelte di Parigi

Fari accesi sul cda di Alitalia, in programma martedì 12 novembre, per capire le sorti della compagnia. Sul tavolo l'esame del nuovo piano che sta mettendo a punto l'ad Gabriele Del Torchio per far fronte alle emergenze e riuscire a garantire continuità operativa nei prossimi mesi. E al piano guardano con particolare attesa, oltre a migliaia di lavoratori preoccupati dalle ricadute occupazionali, anche i soci francesi di Air France-Klm, che da lì si aspettano di vedere soddisfatte le proprie "rigide" condizioni: dal rispetto dei paletti (riduzione dei costi e ristrutturazione del debito) posti al partner italiano, infatti, dipende la partecipazione all'aumento di capitale. Che al momento però sembra molto remota.

A sperarci il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. "Mi auguro - ha detto infatti - che Air France sia un interlocutore. Se deciderà di diluirsi al 6%, Alitalia come impresa privata credo che dovrà per forza trovare altri partner. Se Air France crede in Alitalia sottoscriverà l'aumento di capitale. Se non ci crede darà la possibilità ad Alitalia e al Governo di trovare un partner internazionale". Lupi si è soffermato anche su indiscrezioni che, nei giorni scorsi, erano ancora rimaste senza veri chiarimenti: l'ingresso nel capitale di Alitalia di Poste Italiane è subordinato all'adesione dei francesi all'aumento di capitale? "Baggianate" ha inizialmente tagliato corto il ministro, che però poi ha spiegato: "Non mi sembra che la sinergia industriale che Poste ha identificato sia su Air France. Poste ha individuato una sinergia sul cargo, su tutto quello che riguarda l'e-commerce e il tema della informatizzazione. Sono cose che non riguardano Air France. Se ci fosse Ethiad, Aeroflot o Air-China, Poste non sarebbe lo stesso interessata?".

Il piano di Del Torchio dovrebbe contenere tagli e risparmi sia sulla capacità della flotta che sul numero dei dipendenti. In particolare, ci si attende la messa a terra di una ventina di aeromobili, mentre il ridimensionamento degli organici dovrebbe prevedere circa 3 mila esuberi, con la messa in cig di 1.100 dipendenti e il mancato rinnovo di circa due mila contratti a termine. La "cura dimagrante" potrebbe riguardare anche gli stipendi, con l'ipotesi di una riduzione del 20% degli stipendi di quasi tutte le figure professionali (con l'eccezione di chi ha una retribuzione inferiore ai 40 mila euro annui). Ma i sindacati già promettono battaglia: le sigle dei trasporti, infatti, si sono dette "indisponibili" ad un Piano di esuberi, chiedendo subito una convocazione. Il piano, inoltre, starebbe prendendo sempre più la fisionomia di una strategia "stand alone", dal momento che si starebbe ragionando come se i francesi non ci fossero.

E' sempre più forte infatti, in ambienti vicini alla compagnia, la convinzione che Air France-Klm deciderà di non partecipare all'aumento di capitale. Parigi non smette di ribadire che il proprio aiuto è condizionato al rispetto di alcune precise condizioni, in primis la ristrutturazione del debito dell'80% e una riduzione di capacità del 20%. E in una lettera ai vertici di Alitalia ha anche proposto la costituzione di team di lavoro congiunti per elaborare il Piano della compagnia. Ma da Fiumicino è arrivata (sempre per missiva) una chiusura, facendo intendere ai francesi che prima di chiedere una collaborazione avrebbero dovuto sottoscrivere la loro quota nell'aumento.

In ogni caso, non bisognerà aspettare molto per capire le mosse di Parigi. Il 14 novembre scadono infatti i termini per la sottoscrizione e con molta probabilità il gruppo franco-olandese non sborserà i 75 milioni della propria quota (25%), che oggi ne fa il primo azionista della compagnia italiana. Se Parigi non sottoscrivesse, secondo un report di Credit Suisse, si diluirebbe al 6%. Al momento le adesioni sono ferme a 71 milioni (Intesa SanPaolo 26 milioni, Atlantia 26 milioni, Immsi 13 milioni e Maccagnani 6 milioni), cui vanno aggiunti altri 65 milioni versati da Intesa Sanpaolo e Unicredit (a valere sulla loro garanzia di 100 milioni), per un totale di 136 milioni. La soglia minima da raggiungere per considerare valido l'aumento (da 300 milioni) è di 240 milioni.

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