Fitch: instabilità politica aumenta il rischio di downgrade

Il palazzo Fitch di New York in una foto d'archivio
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L'agenzia di valutazione conferma la tripla B, ma fa sapere all'Italia che il protrarsi delle turbolenze di governo "potrebbe portare ad un taglio del rating". Asmussen, del board Bce, si è detto fiducioso: "la soluzione risiede in interventi strutturali"

"Una nuova ondata di instabilità politica in Italia, risultante in una paralisi delle politiche economiche e di bilancio, potrebbe portare ad un taglio del rating sovrano". Arriva puntuale la minaccia di Fitch , una delle tre agenzie di rating, alla luce di quanto sta accadendo in Italia in questi giorni riguardo alla tenuta del governo di larghe intese. L'agenzia, in una nota, conferma il giudizio sull'Italia a BBB+ con outlook negativo, ma sottolinea che il Paese "ha fatto passi avanti fondamentali sul fronte del risanamento dei conti". Inoltre, aggiunge che "la recessione, iniziata in Italia nel terzo trimestre 2011, probabilmente finirà nella seconda metà del 2013, dopo una contrazione complessiva di oltre il 4%", ricordando che dai massimi del 2007, il Pil italiano ha visto un crollo dell'8%. Secondo l'agenzia nel 2013 il Pil segnerà -1,8%, quindi +0,6% nel 2014 e +1% nel 2015.

Joerg Asmussen: servono "interventi strutturali" -
Sul problema della crescita economica italiana è intervenuto anche l'influente membro tedesco del board della Bce, Joerg Asmussen. "L'Italia deve crescere, ma questo non accadrà restando in attesa di una svolta nel ciclo economico", ha detto in un discorso alla Bocconi, dopo aver ricevuto il premio "Alumnus dell'anno 2013". Infatti, nel 1992 Asmussen ha conseguito un Mba nella prestigiosa università milanese. "L'Italia si trova dinanzi a sfide di lungo periodo e la soluzione risiede in interventi strutturali", ha sottolineato l'ex bocconiano, spiegando quindi con precisione chirurgica l'evoluzione della crescita economica del Belpaese dagli anni '50 ad oggi. Il tasso di crescita "in termini reali" è stato "del 5% negli anni Cinquanta, 4% negli anni Sessanta, 3% negli anni Settanta, 2% negli anni Ottanta, 1% negli anni Novanta e 0% negli anni Duemila". E questa stagnazione economica dell'Italia, ha proseguito Asmussen, grava anche sull'intera eurozona. "L'area dell'euro, di fatto, non può prosperare se la sua terza economia registra un tasso di crescita potenziale pari a zero". E ha avvertito che "l'Italia è troppo grande per essere salvata dall'esterno: deve invertire da sola la marcia". Secondo il membro del board Bce il destino dell'Italia "segnerà" anche quello dell'eurozona. "In questo senso il futuro dell'area non si deciderà a Parigi o a Berlino, ne' a Francoforte o a Bruxelles. Si deciderà a Roma", ha rimarcato.

"Le riforme porteranno alla crescita" - Tuttavia Asmussen si è detto fiducioso sul fatto che il Paese ce la farà. "In virtù dell'esperienza personale che ho con l'Italia, non mi preoccupano ne' il suo futuro, ne' quello dell'area dell'euro". Anzi, "il vivace spirito imprenditoriale di questo paese, la creatività apprezzata a livello mondiale, la forza della sua società civile e dei suoi cittadini, il sistema educativo con istituzioni quali la Bocconi e ora forse l'evoluzione di un nuovo sistema politico, sono risorse promettenti". Ha auspicato quindi che "gli italiani si uniscano a sostegno di questi sforzi, perchè le riforme porteranno alla crescita, che a sua volta consentirà di mantenere la sostenibilità del debito, e la crescita potrà poi essere condivisa da tutta la società".

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