Bce: Ue in ripresa. Ma in Italia a rischio obiettivo deficit

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Per Francoforte il peggioramento del fabbisogno del nostro Paese mette in pericolo il raggiungimento del disavanzo al 2,9% del Pil per il 2013. L'uscita dalla crisi? Draghi: siamo ancora alle fasi iniziali. Fmi: Roma mantenga i progressi ottenuti

Le economie dell'Eurozona sono in "graduale ripresa" con un "lento recupero del prodotto" atteso per il resto del 2013. Lo scrive la Bce nel bollettino mensile, promettendo tuttavia una politica monetaria che "resterà accomodante finché necessario". "Per i restanti mesi del 2013 e il prossimo anno ci si attende un lento recupero del prodotto, soprattutto sulla scorta di un progressivo miglioramento della domanda interna sostenuta dall'orientamento accomodante della politica monetaria", prosegue la Bce, "nell'area dell'euro l'attività economica dovrebbe altresì beneficiare di un graduale rafforzamento della domanda esterna di esportazioni". Il bollettino arriva mentre Draghi, intervenendo alla conferenza dedicata all'ingresso della Lettonia nella moneta unica, spiega che "la ripresa è ancora molto, molto verde". E mentre il portavoce del Fmi, Gerry Rice, invita il nostro Paese a "mantenere i progressi messi a segno".

Le proroghe Ue sul rientro del deficit possono accrescere i rischi - Per la Bce, però, le proroghe Ue sul rientro dal deficit potrebbero accrescere i rischi. Le nuove raccomandazioni Ue sul rientro dei deficit eccessivi contengono infatti "ampie proroghe delle scadenze" e "un marcato rallentamento del risanamento". Per alcuni Paesi, come Portogallo e Spagna, si è ridotto il risanamento strutturale e "ciò potrebbe accrescere i rischi per la sostenibilità delle finanze pubbliche" scrive la Bce.

Bce: "In Italia rischi crescenti per obiettivo deficit 2013 - Quanto all’Italia, per la Banca centrale europea il peggioramento del fabbisogno dell'Italia, dovuto soprattutto al rimborso dei debiti verso le imprese, "mette in risalto i rischi crescenti per conseguire l'obiettivo di disavanzo" al 2,9% del Pil per il 2013. La Bce, dopo aver notato l'uscita dell'Italia dalla procedura di deficit eccessivo inflitta negli anni scorsi, ricorda i dati preliminari di fine luglio che indicavano un fabbisogno finanziario cumulato "di 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), in aumento da quasi 28 miliardi (1,8% Pil) nello stesso periodo del 2012". Gli stessi dati sono poi peggiorati ad agosto, con oltre 60 miliardi di fabbisogno cumulato, quasi il doppio dello stesso periodo del 2012. La Bce quindi scrive che "il peggioramento, dovuto soprattutto all'erogazione di sostegno al settore finanziario e al rimborso di arretrati, mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento dell'obiettivo di disavanzo delle amministrazioni pubbliche nel 2013 (2,9% del PIL)". Un rischio che, afferma il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, è ben chiaro al governo. "Ne ha parlato Saccomanni come ha parlato dell'impegno a evitare che il rapporto del 3% tra deficit e Pil sia sforato nel 2013".

L'impatto del taglio dell'Imu e del rinvio dell'Iva - Il bollettino Bce poi ripercorre le ultime misure di politica di bilancio. "In agosto il governo ha annunciato, per l'anno in corso, l'abolizione della prima rata dell'imposta sulle abitazioni principali di proprietà. Il mancato gettito (pari a 2,4 miliardi di euro circa, ossia lo 0,1 per cento del Pil) sarà compensato mediante un contenimento della spesa e maggiori entrate. Sempre in agosto il Parlamento ha deciso di rinviare di tre mesi, al 1 ottobre, l'aumento di 1 punto percentuale dell'aliquota ordinaria dell'Iva. Le inferiori entrate dovute a tale rinvio saranno bilanciate da maggiori accise su alcuni prodotti e da imposte dirette temporaneamente più elevate".

Istat: produzione industriale a luglio -1,1%. In un anno -4,3%
- Intanto, l'Istat ha diffuso i dati sulla produzione industriale che, a luglio, torna a scendere su base mensile, segnando un ribasso dell'1,1% (VIDEO). Per trovare un calo congiunturale più forte occorre tornare a giugno 2012. In termini tendenziali la contrazione, la 23esima, è del 4,3% (corretta per effetti calendario). A luglio le perdite si registrano su tutti i fronti salvo tessile-abbigliamento (+2,3%). I cali maggiori per legno, carta e stampa (-11,1%).

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