Imu, Tesoro: l'abolizione non è equa. Il Pdl insorge

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Il ministro dell'Economia Saccomanni presenta 9 ipotesi di revisione dell'imposta e avverte: l'esenzione totale sulla prima abitazione è iniqua. Il taglio della rata di settembre costerebbe 2,4 miliardi. Il centrodestra: Letta mantenga gli impegni

L'esenzione totale dell'Imu sulla prima casa è una misura sconsigliabile perché poco efficiente e regressiva, che costerebbe alle casse dello Stato 4 miliardi di euro l'anno. E' quanto emerge dal documento di 105 pagine sulla riforma dell'Imu pubblicato dal Tesoro e che contiene 9 ipotesi di intervento (qui il documento integrale), che come ha reso noto il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, vanno dall'abolizione totale dell'Imu sulla prima casa, all'incremento della detrazione di base da 200 fino a 500 euro, all'esenzione selettiva fino alla deducibilità per le imprese.
L'obiettivo dichiarato dal governo è quello di mettere a punto entro fine agosto una riforma della tassazione sugli immobili. Il 17 maggio scorso, il governo ha infatti approvato il decreto che posticipa al 16 settembre il pagamento della prima rata della tassa sugli immobili. Ma l'esecutivo si impegna a riformare completamente la materia entro il 31 agosto.

Imu, Saccomanni: abolizione iniqua - Il documento del Ministero dell'Economia intende dunque essere un contributo tecnico e non politico al dibattito da parte del ministero dell'Economia guidato da Fabrizio Saccomanni. Da esso tuttavia trapelano diverse osservazioni critiche sulle ipotesi più radicali, come quella dell'esenzione totale dall'Imu per l'abitazione principale. Questa misura "non sembra pienamente giustificabile sul piano dell'equità e dell'efficienza del tributo", dal momento che le imposte immobiliari sono preferibili alle imposte su lavoro e capitale.
Nel capitolo 'pro e contro', i tecnici del Tesoro ricordano che in tutti i Paesi dell'Unione europea esistono forme di imposizione sugli immobili che includono anche il prelievo sull'abitazione principale. L'abolizione del pagamento della prima rata Imu per le tipologie di immobili coinvolte nel provvedimento di sospensione approvato dal governo, conferma il Tesoro, ha effetti negativi per 2,426 miliardi sul gettito 2013 di cui circa 2,1 miliardi ascrivibili alle abitazioni principali (di proprietà individuale, indivisa e Iacp) e circa 0,3 miliardi alla componente terreni e fabbricati rurali.

Insorge il Pdl: bisogna abolirla - Immediata la reazione del Pdl, che ribadisce che l'Imu sulla prima casa va abolita: "Pacta sunt servanda" (i patti devono essere osservati) afferma Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera e coordinatore dei dipartimenti del Pdl. Ancora più chiaro il capogruppo Pdl al Senato Renato Schifani, che chiede "al presidente Letta di mantenere gli impegni assunti. Ipotesi e valutazioni dei tecnici del ministero dell'Economia, che conoscevamo e che oggi vengono rese di dominio pubblico, non spostano di una virgola la nostra posizione". D'accordo anche il capogruppo alla Camera Brunetta: "Non è più il momento delle rassegne; non è più il momento delle ipotesi". E aggiunge: "Oggi occorre fare delle scelte che si basano sull'assunzione di responsabilità politiche, in virtù degli impegni presi non solo a livello di maggioranza, ma anche, soprattutto, nei confronti del Paese".

Le nove ipotesi di riforma - Ecco in titoli le 9 ipotesi sulle quali si sta ragionando. Accanto ad ogni ipotesi il costo relativo (il documento integrale):
- 1) Esenzione totale dall'Imu per l'abitazione principale. Circa 4 miliardi.
- 2) Incremento non selettivo della detrazione di base dell'Imu prevista per l'abitazione principale. Costa da 1,3 a 2,7 miliardi a seconda dell'aumento della detrazione.
- 3) Rimodulazione selettiva dell'esenzione dall'Imu sull'abitazione principale (con diversi parametri: in funzione del valore dell'immobile; parametrata al reddito; in funzione della condizione economica del nucleo familiare, misurata attraverso l'Isee; applicazione dei valori Osservatorio del mercato immobiliare per la determinazione della base imponibile). Vale da 1 a 2,3 miliardi a seconda della rimodulazione scelta.
- 4) Interventi sull'Imu relativa all'abitazione principale contestuali ad altri tributi (contestuale eliminazione/riduzione della deducibilità ai fini Irpef delle rendite abitazione principale e reintroduzione totale/parziale in Irpef dei redditi degli immobili non locati; rimborso dell'Imu sull'abitazione (integrale o parziale) attraverso l'attribuzione di un credito di imposta (o una detrazione); esenzione dall'Imu per l'abitazione principale e contestuale rimodulazione della Tares relativa ai servizi indivisibili). In questo caso si ipotizzano anche recuperi di gettito fino a circa 2 miliardi fino a 4,3 miliardi.
- 5) Deducibilità dell'Imu per le imprese. Costerebbe 1,2 miliardi.
- 6) Restituzione ai Comuni del gettito derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D. Costerebbe 4,6 miliardi.
- 7) Abolizione dell'addizionale comunale all'Irpef e contestuale incremento dell'Irpef. Con una perdita di gettito di circa 3,4 miliardi.
- 8) Derubricazione della revisione dell'Imu relativa all'abitazione principale a un problema di finanza locale. Si punterebbe a accrescere l'autonomia finanziaria dei Comuni, potenziando i margini di discrezionalità sul fronte della Tares, dando loro la possibilità di introdurre una service tax per la copertura dei servizi indivisibili (in ipotesi, fino a un massimo di gettito potenziale dell'ordine di 2 miliardi).
- 9) Abolizione della prima rata dei versamenti Imu sospesi ai sensi del decreto 54 del 2013. Costa 2,4 miliardi.

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