Saccomanni apre a cessione quote partecipate, poi frena

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Il ministro dell'Economia non esclude che il Tesoro possa dismettere una parte delle aziende pubbliche. Poi la precisazione: "Il governo intende valorizzare i propri asset". Sulla ripresa : "Si potrebbe materializzare nella seconda metà del 2013"

Il Governo studia la possibile cessione di quote nelle aziende pubbliche, in testa Eni, Enel e Finmeccanica. Ad aprire su questa ipotesi è il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni, in un'intervista a margine del G20 in Russia. Parole che però scatenato un coro di 'no' dai sindacati e dalla politica, con Grillo che ne approfitta per attaccare il ministro. E il Tesoro a distanza di qualche ora è costretto a frenare: dal ministro nessuna specifica ipotesi di vendita.

Eppure ai microfoni di Bloomberg tv Saccomanni è chiaro: "Abbiamo annunciato di accelerare lo schema di privatizzazioni che riguarda gli immobili, ma stiamo anche considerando la possibilità di ridurre la nostra partecipazione nelle società controllate dallo Stato". E al giornalisti che chiede esplicitamente di Eni, Enel e Finmeccanica risponde: "Sì, stiamo considerando questo. C'è un numero di questioni da affrontare, perché queste società sono redditizie e danno dividendi al Tesoro, così dobbiamo considerare anche la possibilità di usarle come collaterali per la riduzione del debito. Spero che prima della fine dell'anno avremo chiaro quale sarà la nostra visione per una strategia complessiva per un piano di riduzione del debito".

A correggere il tiro interviene il Tesoro, prima per precisare che "il governo intende valorizzare i propri asset e quindi non esclude in futuro un piano di valorizzazioni che include le partecipazioni delle quale è in possesso" e poi per puntualizzare che "specifiche ipotesi di vendita riportate da organi di informazione non sono state formulate dal ministro", che non ha mai fatto il nome di specifiche società. Chiarimenti necessari ad arginare le reazioni contrarie che si sono sollevate dopo le parole del ministro: il segretario della Cisl Bonanni per primo si è detto contrario alla vendita delle quote pubbliche di Eni, Enel, Finmeccanica e Poste. Contraria anche l'Ugl e la Uil, con Angeletti che avverte: vendere i gioielli di famiglia anziché ridurre gli sprechi è una scorciatoia che porta nello strapiombo. Frena anche la politica, con il Pd che avverte che le condizioni di mercato non sono convenienti, Saltamartini (Pdl) contraria e Grillo che attacca Saccomanni, col nomignolo "Saccodanni collaterali", accusandolo di voler "svendere l'argenteria".

A guardare i numeri, il 'portafoglio' di azioni del Tesoro quotate a Piazza Affari vale circa 10,3 miliardi di euro e tra le società direttamente partecipate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze ci sono Enel (31,24%), Eni (4,31%) e Finmeccanica (30,2%). Se il Tesoro decidesse di cedere sul mercato le sue quote, ai valori di oggi varrebbe circa 7 miliardi il pacchetto Enel, 2,6 miliardi di euro quello Eni e 648 milioni di euro quello Finmeccanica. Al momento l'unico capitolo privatizzazioni davvero avviato è quello per la dismissione degli immobili pubblici: a maggio via XX Settembre ha messo a punto il decreto per l'operatività della Società di gestione risparmio, che dovrà gestire la vendita.

Del dossier privatizzazioni, secondo indiscrezioni di stampa, si sarebbe parlato a lungo al vertice di maggioranza di giovedì 18 e sul tavolo di Letta ci sarebbe già un appunto preparato dal Tesoro, con indicazioni tutt'altro che generiche: le quote statali di Eni ed Enel sarebbero considerate incedibili; mentre tutte le altre sarebbero potenzialmente cedibili, a partire da Fincantieri (controllata da Fintecna, al 100% di Cdp), Ferrovie (100%) e Poste (100%).

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