Istat: spesa media delle famiglie in calo del 2,8% nel 2012

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La flessione è la più significativa da 15 anni. Secondo l'Istituto di statistica, il 62,3% dei nuclei familiari ha ridotto la qualità e/o la quantità dei generi alimentari e il 12,3% si è rivolto agli hard discount

Nel 2012 la percentuale delle famiglie che ha ridotto la qualità e/o la quantità dei generi alimentari acquistati schizza al 62,3% dal 53,6% dell'anno precedente. Lo rileva l'Istat, che sottolinea come oltre sei nuclei familiari su dieci mettano in atto strategie di contenimento dei consumi per i prodotti della tavola.
Nell’anno passato la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.419 euro, in ribasso del 2,8% rispetto al 2011. L'Istituto di statistica precisa inoltre che la spesa è fortemente diminuita anche in termini reali dato che l'inflazione lo scorso anno era al 3%. La caduta della spesa media mensile, risulta la più forte dall'inizio delle nuove serie storiche dell'Istat, avviate 15 anni fa, nel 1997.
Il valore mediano della spesa mensile familiare, cioè quello al di sotto del quale si colloca la spesa della metà delle famiglie residenti, nel 2012 è pari a 2.078 euro, lo stesso valore già registrato per l'anno precedente.

La spesa alimentare mensile è sostanzialmente stabile, passa da 477 a 468 euro, anche grazie alle strategie di contenimento della spesa messe in atto dalle famiglie per fronteggiare l'aumento dei prezzi: crescono le percentuali di chi ha ridotto la qualità e/o la quantità dei generi alimentari acquistati (dal 53,6% del 2011 al 62,3% del 2012) e di coloro che si rivolgono  all'hard discount (dal 10,5% al 12,3%).

La spesa non alimentare diminuisce del 3% e scende nuovamente sotto i 2.000 euro mensili: calano le spese per abbigliamento e calzature (-10,3%), per arredamenti, elettrodomestici e servizi per la casa (-8,7%) e quelle per tempo libero e cultura (-5,4%), a fronte però di un aumento del 3,9% delle spese per combustibili ed energia. Sale, rispetto al 2011, la quota di spesa alimentare (dal 19,2% al 19,4%); l'aumento più consistente si registra nelle regioni centrali (dal 18,4% al 19,3%), ma è nel Mezzogiorno che, ancora una volta, si osservano i valori più elevati.

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