FT: Italia rischia buco da 8 mld. Saccomanni: "Malinteso"

1' di lettura

L'allarme lanciato dal Financial Times e da Repubblica, sulla base di un documento inviato dal ministero dell'Economia alla Corte dei Conti. Ma il ministro smentisce: "Non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato"

"Non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato", è tutto "un grande malinteso". Il Tesoro, dopo l'allarme derivati lanciato da un'inchiesta pubblicata dal Financial Times e da Repubblica, nella quale si parla di un buco potenziale di 8 miliardi di euro, interviene per tranquillizzare i mercati. "E' assolutamente priva di ogni fondamento l'ipotesi che la Repubblica Italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni Novanta per creare le condizioni richieste per l'entrata nell'euro", ha chiarito il ministero dell'Economia. E il titolare del dicastero di via XX Settembre, Fabrizio Saccomanni, ha aggiunto: "E' un grande malinteso, non c'è nessuna perdita. E' stato un normale controllo periodico della Corte dei Conti, non c'e' nessun aggravio sui conti pubblici". E anche la Corte dei Conti, citata dai giornali per i controlli effettuati, ha replicato: "L'indagine richiamata dalla stampa è unicamente riferibile all'operazione, già conclusa all'inizio del 2012, con la quale si è provveduto alla chiusura di un contratto sottoscritto nel 1994 con la Banca Morgan Stanley".

I due giornali avevano stamane lanciato l'allarme: i derivati ristrutturati all'apice della crisi dell'area euro rischiano di costare all'Italia miliardi di euro di perdite. Una sorta di bomba ad orologeria perché i contratti originali risalgono alla fine degli anni Novanta, ovvero al periodo precedente o subito successivo all'ingresso dell'Italia nell'euro. In quel periodo - ricorda Ft - era direttore generale del Tesoro Mario Draghi, l'attuale presidente della Banca Centrale Europea.

Il rapporto di 29 pagine sui derivati ristrutturati, uscito dal ministero dell'Economia, non specifica le potenziali perdite per l'Italia ma tre esperti indipendenti, consultati dal giornale della City, calcolano, sulla base dei prezzi di mercato al 20 giugno, un rischio pari a circa 8 miliardi di euro.

Ma il ministero dell'Economia fa sapere che le operazioni sui derivati sono "sempre registrate correttamente nel rispetto dei principi contabili sia nazionali che europei. I controlli effettuati sistematicamente dall'Eurostat a far tempo dalla seconda meta' degli anni Novanta hanno sempre confermato la regolarità" di queste operazioni. La trasmissione del rapporto alla Corte dei Conti è poi un'operazione di routine, in quanto avviene "regolarmente" ogni sei mesi. Lo conferma anche la stessa magistratura contabile aggiungendo che nelle valutazioni della Corte non c'e' alcuna stima delle potenziali perdite.

Da Bruxelles arriva la richiesta di "più elementi" di informazione ma anche la rassicurazione che "per ora non cambia" la valutazione sul deficit italiano. Anche i magistrati italiani vogliono vederci chiaro e la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta. Il fascicolo comunque al momento e' senza indagati e senza ipotesi di reato. L'attività istruttoria verrà svolta dalla Guardia di Finanza.

Leggi tutto