Effetto Fed, Borse europee in rosso. Male Wall Street

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La possibilità che la Federal Reserve rallenti le misure di stimolo all'economia affonda i Mercati. New York perde il 2,33%, Milano il 3%. Lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi è a quota 288. Bruciati 230 miliardi

Continua lo stress delle borse mondiali, dopo che la Federal Reserve ha confermato l'intenzione di ridimensionare la sua politica monetaria iper-estensiva a partire da settembre. Giovedì sera a Wall Street il Dow Jones ha chiuso perdento il 2,33%, mentre il Nasdaq ha lasciato sul terrendo il 2,28%. Si tratta del peggior calo in un'unica seduta registrato dal novembre 2011. E nella notte italiana la borsa di Tokyo ha aperto sulla stessa scia, con l'indice Nikkei che a inizio seduta segnava già un meno 2,3% con lo Yen che si rafforzava sul dollaro.

Wall Street e Tokyo hanno seguito un trend negativo che ha visto tutti i listini del vecchio continente precitipare in quello che è diventato un vero e proprio giovedì nero. L'indice pan-europeo Ftseurofirst 300 ha segnato -3,1% chiudendo la peggior giornata degli ultimi 19 mesi. In picchiata Francoforte (-3,3%) dopo i recenti massimi storici, così come Londra (-3%). Ma sono andati giù anche piazze che erano state meno contagiate dall'euforia, come Parigi (-3,7%), Madrid (-3,41%) e Milano (-3%).

A scatenare quest'ondata di ribassi l'annuncia fatto appunto l'altra sera da Ben Bernanke secondo cui se l'economia americana continua a migliorare, la Fed inizierà il 'tapering', la progressiva riduzione degli acquisti di titoli di Stato fatta creando moneta. E in Europa gli occhi sono ora puntati sulla Bce, dopo che il presidente Mario Draghi, due giorni fa, ha ribadito che l'istituto manterrà una politica monetaria "accomodante" finché sarà necessario. Il drenaggio di liquidità che gli Usa potrebbero iniziare a breve - le attese sono per settembre - avrà un impatto anche sull'Eurozona e l'Eurotower si troverà sotto ancor maggiore pressione per ulteriori misure non convenzionali: allo studio ci sarebbero nuovi prestiti a lunghissimo termine alle banche, criteri ancora piu' morbidi sulle garanzie e l'ipotesi di un tasso negativi sui depositi degli istituti di credito, per incentivare i prestiti fra banche e all'economia reale.

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