Visco: "L'Italia è indietro di 25 anni. Ora riforme"

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Il governatore di Bankitalia ai politici: "Le misure non basta approvarle, vanno messe in pratica". Ed esorta a pianificare ora il calo delle tasse e a privilegiare il lavoro. Ma sui giovani chiarisce: "Non potranno più contare di rimpiazzare gli anziani"

La crisi italiana non è ciclica ma ha radici strutturali: da 25 anni il Paese è in ritardo e non è in grado di rispondere ai cambiamenti richiesti. E' l'allarme del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nelle Considerazioni finali dopo che il 29 maggio la Commissione europea ha chiuso la procedura per deficit eccessivo aperta nel 2009 contro l'Italia. Visco invita dunque politici e istituzioni a procedere con rapidità sulla strada delle riforme. Obiettivo: spezzare la spirale negativa credito-recessione e risolvere l'emergenza lavoro.
Un appello, questo, raccolto dal presidente del Consiglio Enrico Letta che, nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy promette che l'Italia presenterà un "piano nazionale" di sostegno all'occupazione giovanile prima del Consiglio europeo di giugno (VIDEO).

Visco: indietro di 25 anni - Nelle sue "Considerazioni finali" il governatore della Banca d'Italia  sferza dunque i partiti. "L'aggiustamento richiesto e così a lungo rinviato ha una portata storica", afferma, e se la situazione è grave, la colpa è anche dei "rappresentanti politici" che "stentano a mediare tra interesse generale e interessi particolari: i cittadini", sottolinea il numero uno di Palazzo Koch "ne ricevono segnali contrastanti e incerti". La crisi, spiega, "si è fatta sentire in misura intensa in Italia al punto che il Pil del 2012 è stato inferiore del 7% a quello del 2007, il reddito disponibile delle famiglie di oltre il 9, la produzione industriale di un quarto". Non solo, ma il tasso di disoccupazione è "pressoché raddoppiato" rispetto al 2007. Per Visco ciò è dovuto al fatto che in Italia, più che in altri Paesi, "gli andamenti ciclici si sovrappongono a gravi debolezze strutturali". E aggiunge: "Non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni". Per il governatore di Bankitalia la recessione sta segnando profondamente il potenziale produttivo e "rischia di ripercuotersi sulla coesione sociale".

“Le riforme non basta approvarle, occorre metterle in pratica” - E ai politici il governatore di Bankitalia dice: “Le riforme non basta approvarle, occorre metterle in pratica”. "In molti casi - si legge nelle Considerazioni finali - varate le riforme, hanno tardato, talvolta ancora mancano, i provvedimenti attuativi; non sono cambiati i comportamenti dell'amministrazione". Si tratta, a parere di Visco, di "un tratto ricorrente dell'esperienza storica del nostro paese: le principali difficoltà non risiedono tanto nel contenuto delle norme, quanto nella loro concreta applicazione". Al di là dell'attuazione delle leggi già approvate, il numero uno di Bankitalia chiede a gran voce un nuovo piano organico e credibile. "L'azione di riforma - constata Visco (VIDEO) - ha perso vigore nel corso dell'anno passato, anche per il progressivo deterioramento del clima politico. Nel riprenderla con decisione è indispensabile seguire un approccio organico che fissi subito gli obiettivi in un orizzonte di medio periodo".



Pianificare ora taglio tasse, privilegiare il lavoro
– Nella Relazione annuale il governatore, affrontando il tema fiscale, pone l'accento su capitoli diversi rispetto a quelle che sembrano fino ad ora aver monopolizzato il dibattito, come la riduzione dell'Imu. L'accento è invece su lavoro e produzione.
Sul lavoro in particolare osserva: "Molte occupazioni stanno scomparendo; negli anni a venire i giovani non potranno semplicemente contare di rimpiazzare i più anziani nel loro posto di lavoro. Vanno assicurate sin d'ora le condizioni per favorire la nascita di imprese nuove, generare nuove opportunità di impiego".
Lungo è poi il passaggio dedicato all'evasione fiscale (VIDEO) che, spiega, "distorce l'allocazione dei fattori produttivi, causa concorrenza sleale, è di ostacolo alla crescita della dimensione delle impresa, aumenta il carico tributario per i contribuenti in regola. Va contrastata anche nella dimensione sovranazionale". Visco indica anche la strada da seguire. "Un contributo importante a migliorare la correttezza fiscale può derivare da interventi di semplificazioni e razionalizzazione delle imposte e degli adempimenti. La certezza delle misure fiscali e il loro attento ed equilibrato disegno possono incidere sulle aspettative, quindi sulla domanda, può è meglio di sgravi immediati ma dall'incertezza sostenibilità".

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