Chiusa procedura deficit. Barroso: "L'Italia non si rilassi"

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La Commissione europea emette la sua decisione favorevole a porre fine alla procedura di infrazione aperta nel 2009. Ma la scelta è accompagnata da una serie di raccomandazioni. Tra queste: mercato del lavoro più flessibile e minore pressione fiscale

L’Italia torna tra i paesi virtuosi. La Commissione europea ha chiuso la procedura per deficit eccessivo aperta dal 2009. "E' merito di tutti gli italiani e dell'azione dei precedenti governi. Ora rispetteremo gli obblighi europei e il programma votato dalle Camere" è stato il primo commento del presidente del Consiglio Enrico Letta.
Per l'Italia, però, il tempo degli esami non è ancora finito. L'attesa promozione dei conti pubblici non dà infatti al governo immediata libertà di manovra, perché è accompagnata da numerose raccomandazioni, tante quante sono le riforme ancora da fare e che Bruxelles aspetta da almeno due anni. La Commissione Ue teme che senza riforme che sblocchino la crescita, l'Italia si condanna alla recessione.
Per questo, il presidente José Manuel Barroso ha esortato il Paese "a non rilassarsi" sottolineando che "l'alto livello del debito pubblico resta un fardello importante" (VIDEO). Secondo il commissario agli Affari Economici Olli Rehn, "proseguire con le riforme strutturali è chiave per la ripresa dell'Italia", ma ci sono "margini di sicurezza molto limitati per mantenere il deficit sotto il 3% dopo alcune decisioni del nuovo governo riguardo alla tassazione". Riferimento, questo alla decisione di sospendere l'Imu sulla prima casa. (VIDEO)
Intanto, nella tarda serata del 28 maggio, l’agenzia di rating Moody’s ha tagliato il rating di Lazio, Piemonte, Campania e Sicilia.

Cosa cambia - L'Italia ha riportato il suo deficit sotto il 3% già nel 2012 e riuscirà a mantenerlo al di sotto del parametro fissato da Maastricht per quest'anno e il prossimo. Questo le consente di uscire dalla procedura per deficit eccessivo che in questi anni ha comportato i continui sforzi di consolidamento cioè manovre, tagli e tasse per compensare la crescita assente. Da oggi servirà solo un 'aggiustamento strutturale' di circa 0,5% all'anno, che consentirà di raggiungere nel 2015 il pareggio di bilancio in termini strutturali ('obiettivo di medio termine' stabilito con la Ue) nonché di ridurre il debito al ritmo corretto, cioè di un ventesimo all'anno come prescrive il 'Fiscal compact'. Certo, se il Pil crescesse, il debito scenderebbe più rapidamente. Ma se la recessione dovesse continuare, o la correzione non venisse centrata annualmente, l'Italia potrebbe tornare nel mirino di Bruxelles che potrebbe riaprire anche subito, cioè dal 2014, una nuova procedura.

Nuovi margini di spesa - Tornare tra i 'Paesi virtuosi' non significa sbloccare fondi nuovi, ma non essendo più 'sorvegliati speciali' non si è più obbligati a contrattare con Bruxelles ogni euro stanziato dal governo. "I margini si aprono soprattutto per il 2014", ha ripetuto il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni. Il beneficio immediato è , ad esempio, per situazioni come i pagamenti della p.a. che non devono più essere giustificati. L'altro margine di manovra, che potrebbe liberare risorse vere, deve essere contrattato nel vertice di giugno: per chi è nel 'braccio preventivo del Patto di stabilità", cioè ne rispetta i vincoli, vale la regola che le spese per investimenti si scorporano dal computo del deficit. Ma Letta dovrà trattare con la Ue il tipo di spese, per farvi ad esempio rientrare quelle a favore dell'occupazione.

Debolezze e raccomandazioni - E' dal 2011 che Bruxelles avverte l'Italia sui suoi 'squilibri macroeconomici'. Debito elevato, scarsissima competitività, costi unitari del lavoro troppo alti, fisco poco 'amico della crescita' e troppo sbilanciato su lavoro e capitale. Il mese scorso li ha elencati di nuovo, e nonostante le apprezzate riforme del governo Monti si chiederà di nuovo di rendere più flessibile il mercato del lavoro (con meno contratti collettivi e più aziendali), di spingere sulle liberalizzazioni, snellire la burocrazia, riformare la giustizia civile per dare più certezza agli investitori.

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