Squinzi: mancanza di lavoro è la madre di ogni male sociale

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Il presidente di Confindustria: "La crisi riguarda anche il Nord, sull'orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo". E acora: "Fisco punitivo e opaco". Brusco stop per le borse europee: Milano -3%

"La mancanza del lavoro è la madre di ogni male sociale". Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, non ha dubbi sulla situazione economica italiana. E all'assemblea annuale spiega che "va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo sul costo, produttività e regole". Le imprese, spiega Squinzi, "sono pronte a supportare l'azione del governo con investimenti e occupazione" (video).
"La tenuta del tessuto sociale è messa a dura prova", aggiunge, sottolineando che "le unità di lavoro sono calate di 1,4 milioni. L'occupazione è diminuita pericolosamente, crollata tra i più giovani. I disoccupati sfiorano i tre milioni". Ma, prosegue, "a onor del vero non è tutta colpa della crisi. Dal 1997 al 2007 il tasso di crescita dell'economia italiana è stato mediamente inferiore di circa un punto percentuale l'anno a quello dei paesi dell'area euro".

"Fisco punitivo e opaco" - Spazio poi al fisco. Oltre ad essere "punitivo", spiega il numero uno degli industriali, è "opaco, complicato, e incerto nella norma". Un fisco che è "quanto di peggio si possa immaginare" e che "scoraggia gli investimenti e la crescita". "Abbiamo apprezzato l'impegno che il Governo ha assunto con il decreto Imu", aggiunge Squinzi, e "chiediamo un fisco a supporto di chi crea ricchezza e la distribuisce, trasparente e rispettoso dei diritti dei cittadini e delle imprese. Questo ce lo aspettiamo e il paese lo merita".



La crisi, aggiunge riguarda anche il Nord, "sull'orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo, escludendolo dal contesto europeo che conta". Quanto al Mezzogiorno, invece, è "una parte del Paese in cui lo sforzo per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione assume le caratteristiche di una vera e propria sfida per la sopravvivenza".

"Ripensare al principio dei tre gradi di giudizio" - Le riforme devono riguardare anche la giustizia: "Dobbiamo ripensare il principio dei tre gradi di giudizio per ogni tipo di causa e sostenere gli investimenti previsti sul processo digitale". Secondo Squinzi, "occorre decongestionare i tribunali e puntare con decisione sulle risoluzioni alternative".
Squinzi riconosce che l'amministrazione della giustizia "è la pietra angolare della società civile, l'ecosistema in cui le imprese operano e i diritti degli individui tutelati. Il loro funzionamento - prosegue - costituisce una delle condizioni necessarie per garantire il vivere ordinato, favorire il corretto sviluppo dell'economia di mercato e stimolare gli investimenti".
"Cinque milioni di cause civili giacenti, oltre mille giorni per far valere un contratto davanti ad un giudice, lo spaventoso numero di sette giudizi pendenti ogni 100 abitanti e un rating negativo sull'indipendenza e la qualità della giustizia, sono macigni sulla strada della ripresa", ha aggiunto.
Quanto all'azione di governo, "che confidiamo abbia davanti a se il tempo di attuare le politiche necessarie", "deve avere come pilastro portante delle proprie scelte la politica industriale". Servono riforme, a partire da una legge elettorale "che assicuri "legislature piene e stabilità governativa".

Il saluto di Letta: "Serve una nuova leadership dell'industria" - L'assemblea si era aperta poco prima con il saluto del presidente del Consiglio Enrico Letta, che aveva insistito sul fatto che l'Europa deve ritrovare la sua leadership come grande soggetto industriale delle competizione globale perché non ci può essere crescita senza industria manifatturiera.



"Serve una nuova leadership dell'industria come grande obiettivo dell'Europa", ha detto Letta ricordando che si è chiusa una fase, con un bilancio negativo, in cui "si è pensato che l'Italia e l'Europa potessero fare a meno dell'industria, che ci potesse essere crescita senza industria. Penso che questo girone di andata sia finito".
Per il presidente del Consiglio ora "per il 2020 deve esserci l'obiettivo del 20% di Pil dalla produzione delle industrie manifatturiere in Europa e in Italia". Per restituire all'Europa un ruolo di leader nel mondo occorre "capacità di ridare slancio e forza all'industria", ha detto Letta.

Crollano le borse
- Ma intanto dalle borse europee arrivano segnali negativi. In una giornata segnata dal crollo della piazza di Tokyo, a causa dell'improvvisa contrazione dell'indice Pmi manifatturiero cinese, sceso sotto 50 punti, e sulla scia del timore che la Fed possa ridurre gli stimoli all'economia Usa l'indice Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del continente, ha ceduto il 2%, che equivale a 163 miliardi di euro bruciati in una seduta. Maglia nera tra le borse europee è Milano: l'indice Ftse Mib ha chiuso con un calo del 3,06% a 17.008 punti, l'Ftse All share con un ribasso del 2,90% a quota 18.052. In forte ribasso anche Amsterdam a -1,85%, Bruxelles a  -1,51%, Parigi a -2,07%, Francoforte a -2,10%, Londra a -2,10%, Madrid a -1,40% e Lisbona a -1,16%.




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