Istat: il disagio economico colpisce 15 milioni di persone

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Rapporto annuale sulla situazione nel Paese. Pil in calo del 2,4%, quasi 2 famiglie su 3 hanno tagliato le spese alimentari. Oltre 2 milioni di giovani tra i 25 e i 29 anni non studiano né lavorano. TUTTI I DATI

L'Italia al tempo della crisi vede diminuire il potere d'acquisto delle famiglie, colpisce duro il ceto medio e conta 14,9 milioni di individui con chiari segnali di disagio economico. Con un Pil in calo del 2,4%. La fotografia dello scorso anno, contenuta nel rapporto annuale 2013 dell'Istat (qui tutti i dati), mostra persone in affanno, sfiduciate nelle istituzioni, che si aggrappano ad esperienze diverse da quelle economiche per poter tracciare un bilancio positivo della propria vita.

Nel 2012, potere d'acquisto in calo del 4,8% - "Nel 2012, il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito del 4,8%. Si tratta di una caduta di intensità eccezionale e che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino", scrive l'Istat nel rapporto, spiegando che a pesare di più sono stati la forte contrazione del reddito da attività imprenditoriale e l'inasprimento del prelievo fiscale.
Le persone in famiglie "gravemente deprivate" (quelle che presentano 4 o più segnali di deprivazione su un elenco di 9) sono raddoppiate in due anni, passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% del 2012, ovvero 8,6 milioni. Quelle che presentano tre o più segnali sono il 24,8%, 14,928 milioni di individui.

Difficoltà a scaldare casa e a fare un pasto completo - I quattro segnali più frequenti di deprivazione segnalati da Istat sono: la difficoltà di riscaldare in modo adeguato la propria abitazione, il non potersi permettere un pasto con apporto proteico adeguato almeno ogni due giorni, non fare almeno una settimana di vacanze all'anno e non disporre di almeno 800 euro per fronteggiare spese impreviste. Quasi due famiglie su tre, l'anno scorso, hanno ridotto la spesa di prodotti alimentari.
Il 2012 conferma poi una tendenza emersa l'anno precedente: tra gli oltre 8 milioni di persone in grave difficoltà aumentano quelle provenienti dal ceto medio. "Circa il 48% degli individui che cade in condizione di severa deprivazione materiale proviene dal primo quinto di reddito equivalente (quello che raccoglie i redditi più bassi). Ma fra questi, più di un quarto nell'anno precedente si collocava nei quinti di reddito più elevati (dal terzo in poi)", scrive l'Istat.

Disoccupazione in aumento - La crisi economica ha prodotto un aumento del 30,2% dei disoccupati nel 2012 sull'anno precedente (+636mila unità), dovuto in parte all'incremento delle persone, prima inattive, che si sono messe a cercare un lavoro. Ma l'Istat rileva anche che, a fronte di quasi 3 milioni di disoccupati, altrettante persone erano lo scorso anno ascrivibili nelle schiere delle "forze di lavoro potenziali".
"Si tratta di 3 milioni e 86mila individui che si dichiarano disposti a lavorare anche se non cercano oppure sono alla ricerca di un lavoro ma non immediatamente disponibili e per questo inclusi tra gli inattivi", dice l'Istituto di statistica. "Se si sommano le forze di lavoro potenziali ai disoccupati, il numero di persone impiegabili si avvicina ai 6 milioni di individui". 

2 milioni di giovani non studiano né lavorano - E sono oltre due milioni (2.250.000) i Neet in Italia, cioè i giovani tra i 25 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, e in molti casi si tratta di mamme. L'Italia ha la quota di Neet più alta d'Europa (23,9%). Nel solo 2012 il numero è ulteriormente aumentato di 95 mila unità (4,4%) mentre dal 2008 l'incremento è stato del 21,1% (+391mila giovani). I Neet sono più diffusi tra le donne, lo sono molte casalinghe italiane con figli nelle regioni del Sud e le straniere con figli al Centro-Nord, soprattutto marocchine e albanesi. Tra i giovani che vivono ancora in famiglia, l'incidenza è più alta tra gli uomini.

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