Tasse, bufera su Apple. Cook si difende davanti al Congresso

L'ad di Apple, Tim Cook, si difende davanti al Congresso americano (Getty)
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Il colosso di Cupertino finisce nel mirino del fisco americano: “Ha eluso 74 miliardi di dollari”. L’ad Tim Cook: “Rispettiamo la legge, non dipendiamo da trucchi contabili”. Un rapporto del Senato però accusa: in 4 anni avrebbe “risparmiato” 44 miliardi

Il ciclone tasse si abbatte su Apple, in quello che potrebbe rivelarsi un colpo all'immagine di Cupertino. Pur non essendo accusata di azioni illegali, Apple è oggetto di dure critiche dal Congresso americano: ha usato "alchimie" fiscali e "società fantasma" per evitare il pagamento di imposte negli Stati Uniti. Apple replica punto per punto: "Siamo campioni nella difesa dei diritti umani. Siamo una società con principi e valori. E paghiamo le tasse dovute, ogni singolo dollaro" sono le parole dell'amministratore delegato Tim Cook davanti ai senatori della sottocommissione di indagine permanente del Senato.

L’accusa: in 4 anni sottratti al fisco 74 miliardi di dollari
- Apple - secondo un rapporto del Senato - in 4 anni ha "risparmiato" almeno 44 miliardi di dollari di tasse sui redditi offshore, sottraendo - tramite divisioni create in Irlanda - circa 74 miliardi di dollari di reddito tassabile dalla portata dall'Internal Revenue Service (Irs), l'agenzia delle entrate americana. Il tutto reso possibile creando divisioni in Irlanda, dove le aziende vengono ritenute residenti se gestite e controllate nel paese. Nel caso di Apple - affermano gli investigatori del Senato - le aziende sono gestite da alcuni top manager di Cupertino e quindi di fatto non residenti fiscalmente da nessuna parte. Apple Operation International - denuncia il rapporto - non ha presentato nessuna dichiarazione fiscale in nessun paese fra il 2009 e il 2012, nonostante un reddito di 30 miliardi di dollari nello stesso arco temporale. Apple Sale International, altra divisione senza residenza fiscale ha pagato virtualmente zero tasse su 74 miliardi di dollari di reddito fra il 2009-2012, con solo 11 milioni versati nel 2011 su 22 miliardi di dollari di profitti.

Cook: “Non dipendiamo da trucchi contabili”
- "Non avevo mai visto nulla del genere" afferma il presidente della sottocommissione Carl Levin, che denuncia: nel 2012 Apple evitato 25 milioni di dollari di tasse al giorno, o più di un milione all'ora. Cook ascolta ma contrattacca: "Non solo ci atteniamo alla legge, ma ne rispettiamo lo spirito. Non dipendiamo da trucchi contabili". E spiega: le divisioni create sono solo un modo efficiente per gestire le risorse e non fanno sì che così vengano evitate le tasse.

Si riapre il dibattito sulla revisione delle regole
- Il rapporto di 40 pagine del Senato americano rischia di infliggere un colpo all'immagine di Apple ma, soprattutto, di riaccendere il dibattito sulla necessità di una riforma dell'imposizione fiscale degli Stati Uniti. Una riforma che la stessa Apple chiede e sulla quale si dice favorevole, in particolare se riesce a semplificare le norme attuali. E su una revisione delle regole e sul caso Apple si spacca la stessa commissione del Senato, con il senatore Rand Paul che critica i suoi colleghi: "E' il Congresso che dovrebbe essere sul banco degli imputati per le norme esistenti, non dovrebbe esserci Apple, alla quale sarebbe necessario presentare delle scuse. Sono offeso da questo spettacolo, per il quale sono stati trascinati qui i manager di una società americana per non aver fatto nulla di illegale".

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