Cipro, le banche resteranno chiuse anche giovedì

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Dopo il no del Parlamento di Nicosia al prelievo forzato sui conti correnti si cerca un piano B per reperire i 5,8 miliardi richiesti da Bruxelles. La Chiesa ortodossa offre i suoi soldi per aiutare lo Stato

A Cipro domina l'incertezza dopo che il Parlamento ha bocciato il prelievo forzoso sui conti correnti. Il governo è alla ricerca di un piano B per reperire i 5,8 miliardi di euro che Bruxelles chiede per avere in cambio 10 miliardi di euro di prestiti. La Banca centrale di Cipro starebbe preparando 2 misure d'emergenza se entro giovedì il governo non troverà una soluzione alternativa che assicuri i finanziamenti. Lo ha annunciato l'emittente statale Cybc - riferisce Bloomberg - precisando che si tratta di una banca-ponte per tenere a freno il deflusso dei depositi e di istituire una 'bad bank'.

Banche chiuse anche giovedì
- L'Eurogruppo, riferiscono fonti Ue, è in attesa degli eventi e al momento non è previsto alcuni incontro straordinario. Le stesse fonti, però osservano che se dovesse arrivare una decisione non arriverà probabilmente mercoledì 20 marzo. Le banche dell'isola intanto, fa sapere l'agenzia Bloomberg, resteranno chiuse anche giovedì e probabilmente anche venerdì. Lunedì è un altro giorno di festa e dunque gli istituti di credito riapriranno martedì.

Incontro con la troika - In mattinata a Nicosia si è svolto l'incontro tra i rappresentanti della troika (Ue, Bce ed Fmi) e il presidente Nicos Anastasiades per esaminare la situazione venutasi a creare dopo la bocciatura del Parlamento. In precedenza la troika aveva già incontrato i responsabili delle Banca centrale di Cipro.

Vertice Cipro Russia
- Intanto il ministro delle finanze cipriota Michail Sarris è a Mosca per cercare aiuto dal governo russo, ma nell'incontro con la sua controparte Anton Siluanov è uscito un nulla di fatto. Ai russi Cipro chiede ulteriori finanziamenti per 5 miliardi di euro e l'estensione di 5 anni di un prestito di 2,5 miliardi che scade nel 2016, oltre alla riduzione del tasso di interesse sul prestito stesso, attualmente del 4,5%. Finora Mosca non ha dato risposta a queste richieste. "Abbiamo avuto un'onesta discussione - spiega Sarris - prendendo atto della difficoltà della situazione. Continueremo a discutere per una soluzione". Mosca è irritata per non essere stata consultata da Bruxelles sulla richiesta di prelievo forzoso dei depositi a Cipro, molti appartenenti a aziende e oligarchi russi.

Fekter: "Bce non può fornire per sempre liquidità"
- Intanto dall'Europa arrivano ulteriori altolà a Nicosia. Il ministro per le finanze austriaco, Maria Fekter, ha fatto sapere che la Bce non fornirà per sempre liquidità alle banche cipriote. La Fekter inoltre fa sapere che la Germania, il Fmi e l'Austria avrebbero preferito un 'haircut', il taglio dei crediti ai detentori del debito cipriota, rispetto al prelievo forzoso dei depositi, per il quale hanno invece spinto la Francia e gran parte degli altri ministri europei.

Passera e Schulz: "Sbagliato far pagare correntisti"
- E contro il prelievo forzoso si pronuncia anche il ministro per lo sviluppo economico italiano Corrado Passera, che su Twitter scrive: "Su Cipro la Ue sbaglia. La cattiva gestione delle banche deve essere coperta dagli azionisti e, in caso, dagli obbligazionisti. Mai dai piccoli depositanti". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz che, in una chat organizzata dall'agenzia Ansa, sostiene che a Cipro non va imposto "un fardello ingiusto" sulle spalle "della gente comune e delle piccole imprese". Secondo il socialdemocratico tedesco dopo il no del Parlamento, "bisogna rinegoziare" affiche' paghino "coloro che possiedono di più" senza penalizzare "quelli che hanno poco o niente".

Chiesa ortodossa offre i suoi beni - Intanto l'arcivescovo Chrisostomos II, capo della potente Chiesa greco-ortodossa cipriota, ha dichiarato di essere pronto a mettere gli ingenti beni della Chiesa a disposizione dello Stato per contribuire a far uscire il Paese dalla grave crisi economica. L'arcivescovo ha fatto le sue dichiarazioni parlando con i giornalisti al termine di un incontro con il presidente Nicos Anastasiades al quale, ha detto, ha proposto di ipotecare i beni della Chiesa in cambio di titoli di Stato. "Tutto il patrimonio della Chiesa è a disposizione del Paese per evitare che vada in bancarotta" ha detto Chrisostomos, il quale ha aggiunto che, a suo parere, la crisi economica è "gestibile".

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