Ue, sul bilancio trovato un accordo al ribasso

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L'intesa è arrivata dopo un vertice fiume durato oltre 25 ore. Mario Monti soddisfatto: "Per l'Italia risultati mai così buoni". Cala la spesa per la crescita. Il commissario Barnier a SkyTG24: "Questione ancora aperta, serve il voto del Parlamento"

L'accordo sul nuovo bilancio dell'Unione europea arriva venerdì 8 febbraio dopo una riunione fiume durata oltre 25 ore, alla fine accontenta tutti ma più di tutti il premier britannico David Cameron che è riuscito a far calare la mannaia sulla spesa europea contro cui combatte la sua crociata. Ma anche l'Italia esce soddisfatta, con risultati "mai così buoni" per il premier Mario Monti che voleva, ed ha ottenuto, diminuire il saldo oggi passivo tra quanto diamo e quanto riceviamo dalla Ue. L'unica vittima del "bilancio dell'austerità" 2014-2020, il primo della storia dell'Europa a subire dei tagli, è la spesa per la crescita: è vero che aumenta rispetto al bilancio precedente ma Van Rompuy la immaginava molto più alta ed è stato costretto ad asciugarla al minimo dai Paesi rigoristi del Nord.

Trattativa fiume -
E' stato il vertice più lungo di Van Rompuy e Barroso, partito alle 15 di giovedì 7 e terminato alle 17 di venerdì 8. I leader non sono mai andati via dalla sede del Consiglio, tranne per una breve pausa in mattinata, costretti alla maratona da una tattica negoziale che alla fine ha dato ragione al fiammingo Van Rompuy. Far convergere le posizioni non è stato facile. Tre i fronti in scontro: il Nord rigorista guidato da Gran Bretagna, Germania, Olanda, Svezia e Danimarca che chiedeva piu' tagli e difesa degli 'sconti' alla contribuzione europea. Il Sud con Francia, Italia e Spagna che voleva salvare la spesa per la crescita e i fondi agricoli. Il fronte dell'Est con Repubblica Ceca e Polonia che voleva salvare i fondi di coesione.

Vincono tutti, tranne la crescita -
A fine maratona le cifre di Van Rompuy convincono tutti e tutti si dicono soddisfatti: Cameron perché ha "messo un limite alla carta di credito Ue", Merkel perché ha conservato i privilegi e inviato anche un segnale di solidarietà, Hollande perché ha salvato la sua agricoltura e arginato la scure che minacciava il portafoglio dell'Europa. Il bilancio Ue sarà quindi composto da 960 miliardi di euro di impegni, cioè l'1% del pil europeo, e 908,4 miliardi di spesa effettiva. La Gran Bretagna voleva scendere sotto i 900 di spesa effettiva mentre la Francia era per 913. Si è trovato un compromesso, così come sui tagli alla voce "crescita" che Van Rompuy oggi si e venduto come una vittoria: la verità è che la spesa per innovazione, infrastrutture e ricerca è salita di 34 miliardi rispetto al bilancio precedente, ma Van Rompuy aveva previsto a novembre di aumentarla di 60 miliardi, quindi oggi ha dovuto dimezzare la sua proposta per accontentare chi non voleva toccare altri fronti di spesa che incidevano direttamente nelle 'buste nazionali'. Per non perdere la faccia con chi voleva vedere un bilancio utile per emergenze come la disoccupazione, il presidente è riuscito anche a trovare dei fondi (ma solo sei miliardi di euro) per aiutare i giovani senza lavoro in Spagna, Italia, Grecia e Portogallo.

Italia soddisfatta -
L'Italia esce dal duro negoziato con un netto miglioramento rispetto al passato, spiega Monti. Dal saldo medio annuo del bilancio 2007-2011 pari a -4,5 miliardi di euro, passa ad una media di -3,85 per il 2014-2020. Si tratta di un risparmio di circa 650 milioni di euro all'anno. Inoltre guadagna 1,5 miliardi per le regioni meno sviluppate, 2 miliardi (e non 3,5 come scritto in precedenza, ndr) per la coesione e aumenta anche i fondi per lo sviluppo rurale.

Incognita parlamento Ue -
Portato a casa il compromesso tra leader, ora tocca al Parlamento europeo fare la sua parte, perché con il Trattato di Lisbona l'approvazione del bilancio avviene in co-decisione. Il Parlamento, che non era affatto d'accordo con un bilancio così asciutto, ha però già oggi ottenuto le due garanzie che chiedeva cioè la clausola di revisione e la flessibilità. Con la prima, tra qualche anno, passata la crisi, si potrà rivedere di nuovo il bilancio e magari osare un po' di più sullo sviluppo, mentre con la seconda si assicura che i fondi non spesi non tornino ai Paesi a fine anno ma possano essere redistribuiti su altri capitoli di spesa. Il Parlamento avvierà la discussione sul bilancio al più presto a maggio ma il suo sì è tutt'altro che scontato.

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