Mps, Draghi: "La Banca d'Italia ha fatto tutto il possibile"

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Il numero uno della Bce difende il suo operato da governatore di Bankitalia come supervisore di Monte dei Paschi e afferma che sul caso pesa il "clima preelettorale". Il titolo dell'istituto senese vola in borsa. Mentre dall'inchiesta spuntano nuovi nomi

Mario Draghi difende il suo operato da governatore della Banca d'Italia come supervisore di Banca Monte dei Paschi e afferma che sullo scandalo politico-finanziario pesa la propaganda elettorale. Parole che arrivano mentre il titolo dell'istituto senese vola in borsa e mentre dall'inchiesta della procura di Siena spuntano nuovi nomi. Intanto l'ad della banca, Viola, assicura che non ci sono altre Santorini né c'è fuga di depositi.

Draghi difende Bankitalia -
"La Banca d'Italia ha fatto tutto il possibile nei tempi giusti e nei modi appropriati", ha detto Draghi durante la consueta conferenza stampa mensile della Bce a Francoforte. "I toni di certa stampa e blog riflettono il tipico clima preelettorale", ha aggiunto riferendosi alle politiche del 24 e 25 febbraio. Rispondendo a quattro domande sullo scandalo dei prodotti strutturati che hanno causato 730 milioni di perdite alla banca toscana, Draghi ha detto di non vedere collegamenti tra il caso Mps e il ruolo futuro della Bce come organo di vigilanza sul sistema bancario europeo. Draghi ha spiegato che i poteri delle autorità di supervisione devono essere efficaci e che fra questi dovrebbe rientrare quello di rimuovere i manager che per varie ragioni non garantiscono più una sana e prudente gestione. Riferendosi ancora a Mps, Draghi ha osservato che in questo caso "avere maggiori poteri avrebbe aiutato" la Banca d'Italia ma che "quando si ha a che fare con casi di truffa non si sa mai".

I nuovi nomi al centro dell'inchiesta -
Ma nella giornata di giovedì 7 sono arrivate anche novità sulle inchieste. Le indagini sull'acquisizione di Antonveneta da parte di Mps e i filoni collegati saranno di competenza della procura di Siena; quelle sullo Ior, anche per quanto emerso nell'inchiesta su Mps, saranno svolte dalla procura di Roma. E' quanto deciso nella Capitale al termine di una riunione di coordinamento tra magistrati delle due procure.
Intanto si apprende che i 40 milioni scudati sequestrati sono riconducibili all'ex capo area finanza della banca, Gianluca Baldassarri, al suo vice Alessandro Toccafondi e ad altre tre persone, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. In particolare, riguardo a Baldassarri sono stati sequestrati liquidità e titoli per circa 19 milioni di euro e circa 7 milioni a Toccafondi. Le altre tre persone toccate dai sequestri sono Fabrizio Cesarani, a cui sono stati bloccati 7 milioni, David Ionni (stessa somma) e Luca Borrone (poco più di 200.000 euro). Le liquidità di Cerasani, Ionni e Borrone - secondo quanto si legge nel decreto di sequestro - sarebbero emerse a operazioni di "scudi fiscali" che avrebbero effettuato negli anni 2009-2010 mediante il Monte dei Paschi di Siena, e il cui provento è stato poi trasferito su conti correnti e dossier titoli accesi presso Allianz Bank Advisor Spa. Gli inquirenti sospettano che essi siano stati in contatto con gli ex vertici di Mps coinvolti nell'inchiesta. La Procura di Siena sarebbe pronta a chiedere il giudizio immediato.

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