Pomigliano, i 19 operai della Fiom pagati ma restano a casa

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I lavoratori assunti lo scorso novembre dopo la sentenza della Corte di Appello di Roma si sono presentati ai cancelli della Fabbrica ma sono stati invitati a non timbrare. Uno di loro a SkyTG24: "Un atteggiamento vergognoso"

Regolarmente retribuiti, ma senza mansione e quindi a casa. E' questa la situazione dei 19 operai della Fiat di Pomigliano, iscritti alla Fiom, assunti lo scorso novembre dopo una sentenza della Corte d'Appello di Roma. Lo si apprende da fonti sindacali, confermate dal Lingotto. I 18 lavoratori (uno è in aspettativa per impegni elettorali con la lista Rivoluzione Civile, ndr), nella mattina di lunedì 4 febbraio si sono recati in fabbrica per conoscere le proprie mansioni ma sono stati invitati, hanno spiegato le stesse tute blu, a tornare a casa perché al momento non è possibile ricollocarli. "Ci hanno consegnato la busta paga - hanno detto - e informati che ci faranno sapere. Noi pretendiamo una comunicazione scritta, ed abbiamo contestato all'azienda le modalità di mancata comunicazione preventiva". I lavoratori sono rimasti all'interno dello stabilimento in attesa della comunicazione ufficiale.

Uno degli operai: "Un atteggiamento vergognoso" - Secondo Mario Di Costanzo, operaio tra i 19 reintegrati, si tratta di "un atteggiamento del tutto verognoso", come ha detto a SkyTG24:
Il suo collega Antonio Di Luca, in aspettativa per motivi elettorali, "si fa fatica a non interpretare la scelta  del management di non impiegare i sindacalizzati Fiom come un  tentativo maldestro e reiterato di umiliazione. Una umiliazione che i  lavoratori respingono interamente al mittente: come pensano di saper  impiegare i rimanenti tremila esuberi se oggi non sono in grado di  dare una mansione ai 18 che la magistratura vuole al loro posto di  lavoro?". "Marchionne passerà anche per essere il manager dei due  mondi - conclude - ma a Pomigliano, come a Melfi, inciampa  continuamente in sortite strumentali che svelano solo cattivo gusto e  mancanza di rispetto oltre che per le organizzazioni sindacali non  servili anche per le istituzioni giuridiche".

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