Graph Search, come proteggere la propria privacy

Graph Search rispetta la privacy, ha detto Mark Zuckerberg durante la presentazione. Ma alcuni utenti non la pensano così… – Getty Images
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Il nuovo motore di ricerca "social" di Facebook arriverà presto anche in Italia. Sulla base dell'esperienza di alcuni utenti di lingua inglese, i suggerimenti per tutelare la propria riservatezza ed evitare brutte sorprese

di Raffaele Mastrolonardo

In Italia non è ancora disponibile, ma la sua fama lo ha preceduto. Graph Search, il motore di ricerca “social” di Facebook appena lanciato, fa già parlare molto di sé, e non sempre in positivo. A preoccupare molti utenti di lingua inglese (per alcuni dei quali è stato già attivato), sono ancora una volta le implicazioni per la privacy (sempre più spina nel fianco del social network). La paura di tanti frequentatori del libro delle facce è che la funzionalità appena introdotta metta a nudo aspetti della loro esistenza digitale che avrebbero voluto tenere, se non nascosti, almeno confinati tra occhi più ristretti. E' infatti vero, come fa notare l'azienda, che Graph Search risponde alle impostazioni sulla riservatezza scelte dall'utente e dunque, almeno in teoria, fa vedere solo quello che vogliamo a chi vogliamo. Ma è anche vero che Graph Search, come sta dimostrando un blog nato per l'occasione, apre le porte a ricerche curiose e potenzialmente imbarazzanti per gli utenti. Anche per questo la Electronic Frontier Foundation (Eff), storica associazione americana che si batte per i diritti digitali, ha messo insieme una lista di consigli per aiutare gli utenti a evitare brutte sorprese.

Accesso facile – Il problema infatti, come sottolinea la Eff , è che Graph Search fa sì che alcune informazioni già pubbliche diventino anche facilmente rintracciabili cambiando così, di fatto, il livello di riservatezza che il singolo aveva attribuito a quelle  informazioni. Per esempio, fino ad ora associare la situazione sentimentale di un utente ad un “Mi piace” espresso chissà quando non era immediato. Con il nuovo motore di ricerca diventa agevole identificare tutti coloro che si dichiarano “sposati” e, al tempo stesso, apprezzano (almeno su Facebook) le “prostitute”. Insomma, con Graph Search certi dati diventano facilmente rintracciabili e associabili e questo può costituire un problema. Meglio, dunque, suggerisce la Eff, prendere qualche accorgimento. Per esempio, controllare chi può accedere ai miei “Like”. Basta andare sul proprio profilo, entrare nella sezione “Mi piace” e per ciascun elemento presente, scegliere “Modifica” decidendo poi il livello di condivisione che si desidera: dalla totale pubblicità alla totale riservatezza. Già che ci siamo, consiglia l'associazione, controlliamo se veramente una determinata cosa incontra ancora le nostre preferenze. Può darsi anche che quella pagina intitolata “Venerdì alcolici”, a distanza di qualche anno, non sia più nelle nostre corde.

Tra passato e futuro – Un altro aspetto potenzialmente indesiderato di Graph Search segnalato dalla Eff è che, attraverso amicizie e relazioni, è possibile finire in ricerche non volute a dispetto delle impostazioni sulla privacy. I nostri amici, infatti, possono anche essere esposti a causa nostra in ricerche associate a noi. Secondo l'Eff, la cosa migliore da fare – anche a tutela degli altri - è rendere la nostra lista di relazioni visibile solo agli amici. Per farlo basta andare nella lista degli “Amici”, schiacciare “Modifica” e scegliere l'opzione appropriata. Stessa cosa andrebbe fatta per le relazioni familiari.
Infine, attenzione al passato ma anche al futuro. Sapendo che il nuovo strumento di ricerca sta per arrivare qualche utente potrebbe voler cambiare le impostazioni di privacy in relazione ai post già pubblicati e per quelli a venire. E' sufficiente cliccare sull'icona del lucchetto che compare in alto a destra sul proprio profilo e scegliere dal menu l'opzione “Vedi altre impostazioni”. A quel punto è possibile sia scegliere il livello di accesso per quello che scriveremo da oggi in poi, sia limitare la visibilità dei  post già pubblicati. Queste modifiche aiuteranno, dice la Eff, a sentirci più tranquilli. Ma certo non metteranno le cose a posto una volta per tutte. L'unico modo per scongiurare brutte sorprese, infatti, è solo uno: controllare le proprie impostazioni sulla privacy spesso e volentieri, soprattutto dopo il lancio di “nuove funzionalità”. Soprattutto se si chiamano Graph Search e, come ha detto Mark Zuckerberg, possono “rispondere a una serie di domande a cui nessun altro può rispondere”.

Graph Search e privacy, il video di Facebook:

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