Crisi, Rehn: “Nel 2011 Berlusconi non rispettò impegni Ue”

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Per il commissario dell’Ue il governo dell'ex premier ha "soffocato la crescita facendo schizzare lo spread". Poi precisa: "Nessuna intenzione di interferire nella campagna elettorale". Insorge il Pdl, Brunetta: "Dimissioni e commissione di inchiesta"

Silvio Berlusconi nel 2011 non ha rispettato gli impegni europei causando l'innalzamento dello spread e portando poi alla "crisi" politica e al governo Monti. Non usa mezzi termini Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici, nel giudicare l'esecutivo guidato dal Cavaliere.
"Nell'autunno 2011 il governo di Berlusconi ha deciso di non rispettare più gli impegni" su riforme e risanamento dei conti presi con l'Ue e il "risultato è stato il prosciugarsi" dei finanziamenti al paese, con lo schizzare dello spread, le parole del commissario europeo. Solo con Monti, per Rehn, l'Italia ha saputo riguadagnare la fiducia dei mercati e i premi di rischio sono scesi di nuovo. "Questo è un esempio - ha sottolineato - dell'effetto fiducia in azione".

Parole poco lusinghiere quelle del commissario Ue che hanno avuto come effetto immediato la rivolta del Pdl, non solo degli eurodeputati, ma di tutto il vertice fino allo stesso ex premier. Berlusconi, ai suo fedelissimi si è mostrato poco sorpreso per "l'ennesimo attacco che viene da Bruxelles", convinto che dietro la presa di posizione di Rehn ci sia in realtà la 'mano' di Monti. Il professore e Moavero stanno sollecitando l'Europa a schierarsi,  sarebbe il ragionamento dell'ex capo del governo che poi, senza risparmiare il sarcasmo avrebbe aggiunto: spero che arrivi anche una dichiarazione della Merkel a favore di Monti così gli elettori capiscono bene il rischi di commissariamento nel caso di vittoria del Professore.

A Bruxelles però il clima tra gli eurodeputati pidiellini è incandescente. Tanta è la rabbia per quella che viene considerata "una vera e propria ingerenza", nonostante la successiva precisazione di Rehn: "Né il vicepresidente Rehn, né la Commissione europea rilasciano commenti su questioni relative alla campagna elettorale in Italia o in qualunque altro stato membro".

Gli stessi eurodeputati venerdì mattina incontreranno Berlusconi ed Alfano. La riunione con il Cavaliere, spiegano, servirà proprio per discutere la linea da tenere di fronte "ai continui attacchi che arrivano da esponenti di primo piano dell'Europa" ma anche a decidere chi sarà il successore di Mario Mauro (candidato nella lista di Monti) alla guida del gruppo.
Da Bruxelles a prendere le distanze dalle parole di Rehn ci pensa Antonio Tajani: "Mi dissocio e mi rammarico per le dichiarazioni del mio collega che rischia di far apparire non indipendente la commissione", accusa il vice presidente della commissione Ue. Ancora più dura l'eurodeputata Licia Ronzulli che accusa il commissario europeo di "attacchi vili contro Berlusconi", ricordando che lo stesso Rehn fu tra coloro che elogiarono quanto fatto dal governo guidato da Berlusconi.

In Italia, i toni non sono differenti. Se il Cavaliere sceglie almeno ufficialmente il silenzio, concentrandosi sulla campagna elettorale e sull'acquisto di Mario Balotelli, un colpo positivo per il Milan ma anche per la campagna elettorale, a mettere sul banco degli imputati il commissario europeo ci pensa tutto il vertice del partito.
Il segretario Angelino Alfano parla di "intervento inaccettabile"  e di "affermazioni false, tecnicamente sbagliate e facilmente smentibili". Renato Brunetta ne chiede "le dimissioni" mentre Sandro Bondi liquida le affermazioni di Rehn come quelle "di modesti personaggi sconosciuti quanto irresponsabili" che però "rendono questa Europa un pericoloso sistema avulso dalla democrazia".



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