Fiat, Marchionne: su Melfi dichiarazioni di politici oscene

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A proposito della cig in vista di nuovi investimenti, l'ad puntualizza: "Per passare da una vettura all'altra si deve ristrutturare, non c'è altra scelta". E assicura: "In 3-4 anni pieno impiego di tutti i lavoratori". Di Pietro: "Oscene le sue bugie"

"Ho trovato oscene le dichiarazioni di ieri dei politici su Melfi". Così  l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, al Quattroruote Day commenta alcune reazioni alla notizia della cassa integrazione nello stabilimento lucano in vista di nuovi investimenti. "Io non faccio i panini - aggiunge Marchionne - devo cambiare i macchinari, le installazioni e i robot, devo cambiare tutto. Può darsi che i politici non abbiano capito bene di cosa stavano parlando". Marchionne porta l'esempio dello stabilimento americano di Toledo: "E' stato chiuso per un anno, è assolutamente normale. Uno che capisce un minimo sa benissimo che per passare da una vettura all'altra devo ristrutturare lo stabilimento, non ho scelta".

Vendola e Di Pietro respingono le accuse - Dura replica su Twitter, del leader di Sel Nichi Vendola: "Quei politici che non lasciano soli lavoratori,che chiedono conto degli impegni non mantenuti per Marchionne sono osceni.Per me no #Fiat".



Attacccano Marchionne anche il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e il responsabile Lavoro, Maurizio Zipponi: "L'unica oscenità sono le balle spaziali raccontate da Sergio Marchionne ai lavoratori dei suoi stabilimenti e al Paese - scrivono in una nota - solo un mese fa, infatti, l'ad di Fiat, insieme al candidato Mario Monti, aveva garantito il posto di lavoro agli operai di Melfi. A distanza di poche settimane, Marchionne si è rimangiato quella promessa, prospettando agli stessi lavoratori due anni di cig con il blocco della produzione. Questa scelta scriteriata dell'azienda taglierà dalla retribuzione annua di ogni operaio circa 7mila euro".

Marchionne: "Pieno impiego di tutti i lavoratori in 3-4 anni"
- Il manager assicura comunque che in 3-4 anni vi sarà "il pieno impiego per tutti i lavoratori" degli impianti italiani di Fiat e spiega che si potrà ottenere questo risultato grazie alla presenza mondiale di Chrysler, attraverso cui sfruttare parte della capacità produttiva in Italia per le esportazioni. "Possiamo e dobbiamo fare degli stabilimenti italiani una base di produzione dedicata a veicoli destinati ai mercati di tutto il mondo".

"Abbiamo programmato - ricorda - di portare in produzione negli impianti italiani 17 nuovi modelli e 7 aggiornamenti da qui al 2016; questo ci permetterà di ottenere, già nei prossimi 24 mesi, un significativo aumento dell'attività produttiva, fino ad arrivare in 3-4 anni al pieno impiego di tutti i nostri lavoratori. Ci permetterà inoltre di risolvere il problema della sovracapacità produttiva nel mercato generalista e di raggiungere finalmente il pareggio in Italia e in Europa".

"Piano coraggioso, ma non privo di rischi" - Secondo Marchionne, il piano produttivo che Fiat ha presentato il 30 ottobre, che punta sull'alto di gamma, ha evitato la chiusura di un impianto in Italia e non è privo di rischi. "Avevamo due alternative", spiega, la prima era "concentrarci sulle auto di massa, scelta che avrebbe portato alla chiusura di uno stabilimento in Italia. La seconda era concentrarsi sui marchi premium e rilanciare gli investimenti". "La prima via era la più facile, razionale, economica. Quella considerata migliore da alcuni, in particolare gli analisti finanziari - continua - la seconda è una scelta coraggiosa e non priva di rischi".

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